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La crisi non blocca il Durc

Sì al Durc anche se l’azienda è in crisi. Se l’impresa è in fase di concordato preventivo con continuità dell’attività lavorativa, infatti, può ottenere il documento unico di regolarità contributiva a patto che il piano concordatario preveda, entro dodici mesi, l’integrale assolvimento dei debiti previdenziali e assistenziali.

La regolarità contributiva.

Il Durc, che sta per documento unico di regolarità contributiva, è l’attestazione dell’assolvimento, da parte di un’impresa, di tutti gli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e cassa edile per i lavoratori dipendenti. Il Durc occorre in tutti gli appalti e subappalti di lavori pubblici (per la verifica dei requisiti per la partecipazione alle gare, per l’aggiudicazione alle gare, per l’aggiudicazione dell’appalto, per la stipula del contratto, per gli stati d’avanzamento lavori, per le liquidazioni finali); nei lavori privati soggetti al rilascio della concessione edilizia o alla Dia; nelle attestazioni Soa. Nell’ambito dei lavori edili privati, il Durc non è autocertificabile e, pertanto, deve essere presentato all’amministrazione concedente prima dell’avvio dei lavori edili, oggetto di permesso di costruire o di denuncia d’inizio attività. Nell’ambito degli appalti pubblici, invece, limitatamente ai soli contratti di forniture e servizi fino a 20 mila euro, le imprese possono sostituire il Durc con una autodichiarazione (per la validità del documento nelle specifiche ipotesi, si veda la tabella in pagina).

Se l’azienda è in crisi. Il consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere del ministero del lavoro in materia di requisiti necessari ai fini del rilascio del Durc nel caso di imprese in concordato preventivo con continuità dell’attività lavorativa (in base all’articolo 186-bis della legge Fallimentare (rd n. 267/1942). In particolare, i consulenti hanno chiesto di sapere se sia possibile ottenere l’attestazione della regolarità contributiva nell’ipotesi in cui l’impresa sia sottoposta a una procedura di concordato preventivo, nella modalità di continuazione dell’attività aziendale, in virtù di un piano, omologato dal competente Tribunale, che prevede l’integrale soddisfazione delle situazioni debitorie previdenziali e assistenziali, sorte precedentemente al deposito della domanda di ammissione alla procedura medesima.

Sì al Durc «condizionato». Il ministero risponde affermativamente alla richiesta dei consulenti del lavoro (interpello n. 41/2012). Al fine di fornire la soluzione, muove dall’analisi della disciplina afferente all’istituto del concordato preventivo con continuazione dell’attività aziendale, di cui agli articoli 161 e seguenti della legge fallimentare, alla luce delle modifiche apportate dal decreto sviluppo (dl n. 83/2012 convertito dalla legge n. 134/2012). Innanzitutto, dalla lettura di queste disposizioni, spiega il ministero, emerge che la procedura concorsuale (concordato preventivo con la continuazione dell’attività), da un lato, risulta finalizzata al risanamento di imprese che versano in uno stato di crisi «non strutturale»; dall’altro, presupponendo la prosecuzione dell’attività aziendale, si incentra necessariamente su di un piano, che viene validato da un professionista e omologato dal competente Tribunale, mediante il quale l’azienda «si accorda» con i creditori riguardo alle tempistiche e alle modalità di pagamento dei debiti, sorti precedentemente alla presentazione della domanda di concordato. Nello specifico, aggiunge il ministero, l’articolo 186-bis della legge fallimentare dispone che il piano concordatario può prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione del Tribunale per il pagamento dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, tra i quali sono ricompresi dunque i contributi previdenziali e assistenziali. Si prevede inoltre che:

  • i contratti in corso di esecuzione alla data del deposito del ricorso, tra i quali anche quelli stipulati con le pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell’apertura della procedura;
  • l’ammissione al concordato preventivo non impedisce la continuazione dei contratti pubblici sottoscritti, nella misura in cui il professionista designato ne abbia attestato la conformità al piano, unitamente alla ragionevole capacità di adempimento dell’azienda debitrice.L’ammissione alla procedura comporta per la compagine aziendale interessata, pertanto, la sospensione ex lege delle situazioni debitorie sorte antecedentemente al deposito della relativa domanda e la conseguente preclusione delle azioni esecutive dei creditori. È proprio alla luce di tale disciplina, argomenta il ministero del lavoro, che la fattispecie prospettata dai consulenti del lavoro sembrerebbe rientrare nel campo di applicazione della disciplina del Durc (nello specifico nell’articolo 5 del dm 24 ottobre 2007, recante l’elencazione dei requisiti utili ai fini del rilascio di un Durc ovvero delle condizioni in presenza delle quali l’Istituto previdenziale attesta la correntezza nei pagamenti e negli adempimenti contributivi). In particolare, sembrerebbe rientrare nella norma (comma 2, lettera b) del citato articolo 5) secondo il quale «la regolarità contributiva sussiste inoltre in caso di sospensione di pagamento a seguito di disposizioni legislative».

    Peraltro, non ammettere la possibilità del rilascio del Durc contrasterebbe la ratio della procedura concorsuale la quale, come evidenzia il ministero, è finalizzata a garantire la prosecuzione dell’attività aziendale e alla salvaguardia dei livelli occupazionali; infatti, sarebbe disattesa qualora si riconoscesse un’incidenza negativa alle situazioni debitorie sorte antecedentemente all’apertura della procedura stessa. Ciò in quanto l’impresa sottoposta a concordato non avrebbe la possibilità di ottenere un Durc, se non alla chiusura del piano di risanamento, con conseguente e inevitabile pregiudizio per il superamento della crisi. In conclusione, il ministero precisa che per l’azienda ammessa al concordato preventivo, ex articolo 186-bis della legge fallimentare è possibile ottenere il rilascio di un Durc nell’ipotesi in cui il piano, omologato dal Tribunale, contempli l’integrale assolvimento dei debiti previdenziali e assistenziali contratti prima dell’attivazione della procedura concorsuale. Tuttavia precisa che, in tal caso, la sospensione dei pagamenti che, ai sensi della normativa (articolo 5, comma 2, lettera b del dm 24 ottobre 2007) non osta al rilascio del Durc deve necessariamente riferirsi a quelle obbligazioni che sono state prese in considerazione o comunque rientrano nell’ambito del concordato. Pertanto, gli enti previdenziali potranno attestare la regolarità contributiva soltanto qualora lo specifico piano di risanamento preveda la cosiddetta moratoria indicata dall’articolo 186-bis, comma 2, lettera c) della legge Fallimentare ed esclusivamente per un periodo non superiore a un anno dalla data dell’omologazione. Trascorso detto periodo, infatti, la sospensione cessa di avere effetto e l’impresa, in mancanza di soddisfazione dei crediti assicurativi, deve essere «attestata» come irregolare.

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