Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La crisi manda a vuoto il super-acconto

Magra, magrissima consolazione. Almeno una società su tre – tra quelle soggette all’Ires – potrà evitare i super-acconti. A salvarsi dall’ultimo rincaro fiscale, infatti, saranno le Spa e le Srl con i conti in rosso, che proprio in virtù della situazione di perdita fiscale non sono tenute a versare neppure gli acconti.
Secondo i dati più recenti – riferiti alle dichiarazioni fiscali 2011 – oltre 360mila dichiarazioni Ires su un milione hanno registrato una perdita d’impresa: il 33,7 per cento. Tutto lascia pensare, però, che la percentuale sia aumentata negli ultimi due anni di crisi per l’economia italiana. E questo potrebbe ridurre anche i maggiori incassi che lo Stato conta di ottenere con l’ultimo rincaro degli acconti Ires e Irap.
Le «salvaguardie»
L’incremento degli acconti è un’eredità della scorsa estate. Il primo ritocco al rialzo era servito per rinviare di tre mesi – dal 1° luglio al 1° ottobre – il passaggio dell’Iva ordinaria dal 21 al 22 per cento.
Con il Dl 76/2013 il Governo aveva già portato dal 100 al 101% l’acconto dell’Ires e, per trascinamento, quello dell’Irap. Con quella norma il Fisco aveva chiesto un’anticipazione sulle imposte da pagare nel 2014. Ora la percentuale sale al 102,5%, stavolta non per rinviare l’Iva ma per colpa dell’Imu. O, meglio, per mettere una toppa alle incerte coperture finanziarie previste per consentire la cancellazione della prima rata e del saldo Imu sul l’abitazione principale. Tra l’altro, proprio l’aumento degli acconti era una delle opzioni lasciate aperte dalle “clausole di salvaguardia” contenute nel decreto legge 102/2013, che consente al Governo di intervenire anche sulle accise di benzina e carburanti.
Gli effetti
Cosa significa in concreto l’aumento degli acconti per le imprese? Vediamo il caso di una Spa che parte da una base di calcolo di 250mila euro: entro martedì 10 dicembre – utilizzando il metodo storico – dovrà versare 6.250 euro in più rispetto agli acconti “classici” del 100% (o 2.500 euro in più se si prende come riferimento la somma già maggiorata dal Dl 76).
Gli importi extra versati nel 2013 si tradurranno in un credito da far valere nei confronti del l’Erario, ma bisogna tenere conto del fatto che i super-acconti varranno anche per il 2014 e quindi la stessa situazione si riproporrà l’anno prossimo.
Questo crea una sorta di “disallineamento” che si riflette anche sui conti pubblici. Detto diversamente, se lo Stato incassa più del 100% in un anno, dovrà incassare meno del 100% in un altro. Come ha precisato il ministero del l’Economia in risposta al question time di mercoledì scorso in commissione Finanze alla Camera, l’aumento degli acconti «comporterebbe un corrispondente effetto negativo nell’anno successivo, che si manifesta in termini di minore saldo e che richiede pertanto idonea copertura».
Il previsionale
L’effetto concreto dei super-acconti dipende anche dal numero di imprese che sceglieranno di calcolarli con il metodo previsionale, anziché con quello storico.
Di fatto, chi prevede di chiudere il 2013 con un significativo calo del giro d’affari rispetto all’anno scorso, può ridurre la base di calcolo degli acconti, riducendo di conseguenza l’importo da versare al Fisco.
Certo, la procedura implica qualche rischio, perché se poi il fatturato dovesse essere almeno in linea con quello dell’anno precedente, scatterebbero le sanzioni e gli interessi. Ma nel l’attuale scenario economico, quante imprese non hanno subìto una forte contrazione degli ordini e degli acquisti? A conti fatti, si potrebbe scoprire che la vera funzione dei super-acconti non è quella di aumentare gli incassi entro la fine dell’anno per lo Stato, ma – piuttosto – di contenerne il calo dovuto agli effetti della crisi.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa