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La crisi di liquidità accelera i tempi di invio del 730 per rimborsi immediati

Non è ancora una corsa contro il tempo, ma potrebbe diventarlo. L’obiettivo del rimborso nella busta paga di luglio – vero punto di forza del modello 730 – quest’anno sottoporrà a uno “stress test” le strutture di Caf e professionisti. E richiederà qualche attenzione in più anche ai contribuenti che scelgono il fai-da-te. L’anno scorso sono stati 3,3 milioni (+21% rispetto al 2018), contro i 17,9 milioni che si sono rivolti a un intermediario abilitato.

L’emergenza coronavirus ha imposto un allungamento del termine per la trasmissione del modello 730 (dal 23 luglio al 30 settembre). Ma ha anche aumentato le esigenze di liquidità di tante famiglie. Nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2019, la detrazione Irpef media – sommando i vari bonus – è stata di 1.687 euro. Cifra che non corrisponde con il rimborso medio, ma che aiuta a farsi un’idea.

Pratiche al ralenti

«L’esigenza di distanziamento fa sì che tutti i Caf lavorino su appuntamento e con tempi allungati del 20-30% per ogni singola pratica. Se l’anno scorso parlavamo di circa 35 minuti, ora siamo a 45 minuti per ogni modello», spiega Mauro Soldini, coordinatore della Consulta nazionale dei Caf insieme a Massimo Bagnoli. «I Caf hanno iniziato a operare da remoto nelle settimane del lockdown – aggiunge Soldini – e, ora che hanno riaperto, molti hanno le agende complete fino alla fine di luglio».

Il primo termine “interno”, per gli intermediari abilitati, è lunedì prossimo, 15 giugno: data entro la quale vanno trasmesse al Fisco le dichiarazioni presentate dal contribuente entro la fine di maggio.

È chiaro che la campagna dichiarativa è più indietro rispetto allo scorso anno. Anche perché le Entrate – sempre a causa del coronavirus – hanno reso disponibile la precompilata il 5 maggio anziché il 15 aprile. Per molti contribuenti, perciò, il rimborso fiscale non arriverà nella busta paga di luglio (o, nel caso dei pensionati, nel cedolino di agosto). Anzi, per gli ultimi il rimborso slitterà all’autunno inoltrato. I tempi lunghi potrebbero anche giocare a favore di chi si trova a debito con il Fisco – anziché a credito – ma Bagnoli segnala che «i contribuenti prendono appuntamento indipendentemente dal fatto che debbano versare o no le imposte: mi sembra tutto sommato un bel segnale».

Venerdì scorso è uscito il provvedimento delle Entrate che conferma i criteri per il blocco dei rimborsi in caso di anomalie. Manca ancora, invece, la circolare “manuale” sul visto di conformità (l’anno scorso la 13/E arrivò il 31 maggio). «Per noi è uno strumento fondamentale», ricorda Bagnoli. La bozza dovrebbe comunque essere resa disponibile ai Caf in settimana.

Firma del modello e rimborsi da Covid-19

Un altro ostacolo riguarda i Caf che hanno sfruttato la possibilità di farsi delegare in digitale dai cittadini a gestire la dichiarazione (con una scansione via email o un video sul cellulare). Ora, per inviare il modello, hanno comunque bisogno della firma fisica del contribuente, anche ai fini del 2, 5 e 8 per mille. L’ipotesi cui sta lavorando la Consulta con le Entrate è quella di consentire l’uso della firma elettronica avanzata (Fea).

I contribuenti che scelgono l’invio diretto tramite il sito internet delle Entrate non hanno problemi di firma. Ma potrebbero dover gestire con attenzione la restituzione di somme detraibili già pagate, ad esempio per mense scolastiche, asili nido e palestre rimasti chiusi per il coronavirus. In questi casi, non sempre vale la pena di aspettare la restituzione per inviare il modello; anzi, chi si attende di andare molto a credito con il Fisco farà bene a sbrigarsi (si veda l’articolo in basso).

Procedura «senza sostituto» da accelerare

Con il decreto Rilancio è stata estesa la possibilità di scegliere la procedura “senza sostituto” anche a quei contribuenti che un sostituto ancora ce l’hanno, ma temono sia incapiente. È il caso tipico delle piccole aziende che hanno anticipato la cassa integrazione e sono già a credito con l’Inps. I dipendenti – in queste situazioni – possono chiedere il rimborso direttamente alle Entrate, che lo verseranno entro sei mesi dalla termine per l’invio del 730, cioè entro il 31 marzo 2021.

«Finora ha usato questa chance il 13,4% dei lavoratori dipendenti, compresi quelli pubblici, di cui abbiamo tramesso il 730», spiega Paolo Conti, direttore generale del Caf Acli. Una quota elevata, che dà l’idea di quanti datori possano essere interessati. «Ma è un’opzione che proponiamo ai clienti solo in caso di necessità, perché oggi significa dilatare di diversi mesi i tempi del rimborso».

Non a caso è già stata chiesta una modifica da inserire nel decreto Rilancio – ora all’esame del Parlamento – per ridurre i tempi di rimborso da parte dell’Agenzia a 60 giorni dall’invio del 730. Sarebbe una novità coerente con le nuove regole sui rimborsi (Dm del 22 novembre 2019) che puntano a ridurre a 45 giorni i tempi di restituzione dei crediti relativi alle imposte dirette.

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