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La crisi libica non ferma l’utile Eni

di Laura Galvagni

L'ascesa del prezzo del petrolio compensa l'effetto della crisi libica e Eni, parole dell'amministratore delegato Paolo Scaroni, può così festeggiare un primo trimestre di «risultati eccellenti». Tanto che ieri in Borsa il titolo è salito dell'1,83% a 17,79 euro. A confortare gli investitori, oltre ai conti in ripresa, anche le prospettive per l'anno in corso. Se è vero che a livello di outlook lo scenario all'interno del quale si muoverà il cane a sei zampe sarà ancora «caratterizzato da incertezza e volatilità», Scaroni è comunque confidente che il gruppo petrolifero «nonostante i dubbi sui tempi di ripresa delle attività in Libia» potrà contare su «prospettive di redditività e di crescita positive grazie alla solidità patrimoniale, alla qualità del portafoglio di asset e dei progetti di sviluppo». Complice anche il fatto che le quotazioni del petrolio sono attese in un trend robusto sostenuto da una certa ripresa della domanda, non a caso Eni si aspetta un prezzo medio annuo del marker Brent di 101 dollari/barile.

Aspetto, il prezzo del petrolio, che, come detto, ha giocato un certo ruolo anche in questo primo scorcio dell'anno considerato che il valore di realizzo in dollari, quello medio si è attestato attorno ai 96 dollari al barile, è aumentato in media del 34,4% (il marker Brent è aumentato del 37,7%). Così tra gennaio e marzo 2011 Eni ha registrato un aumento delle vendite di gas del 6% ed un utile netto pari a 2,55 miliardi, il 14,6% in più dello stesso periodo dello scorso anno a fronte di un utile operativo adjusted di 5,13 miliardi (+18,4%) e di un cash flow di 4,19 miliardi. Numeri importanti soprattutto se paragonati al calo significativo della produzione di idrocarburi, scesa dell'8,6% a 1,684 milioni di barili equivalenti al giorno, a causa della sospensione della maggior parte delle attività in Libia. Secondo quanto riferito, dall'inizio di aprile la produzione nel paese nordafricano, dove il cane a sei zampe è il primo operatore internazionale e giusto poco prima della crisi aveva favorito l'ingresso in Libia di Gazprom, si è infatti ridotta a circa 50-55 mila barili equivalenti al giorno, tutti destinati, peraltro, alla produzione locale di energia elettrica. Gli impianti, stando a quanto assicurato ieri dai vertici di San Donato Milanese, sono comunque intatti e questo consentirà, al termine del conflitto, di riprendere la normale attività. Eni, in ogni caso, non ferma l'esplorazione e ieri ha annunciato di aver acquisito due importanti licenze di sviluppo in Ucraina.

Nel frattempo, il consiglio di amministrazione che ha esaminato i conti ha dato il via libera all'emissione di un nuovo bond da 2 miliardi da collocare entro aprile 2012 (neanche un mese fa era arrivato l'ok all'emissione di 3 miliardi da piazzare presso gli investitori istituzionali). Si tratta di un bond destinato al pubblico indistinto, ossia al mercato retail. L'ultima volta che il cane a sei zampe si è rivolto ai risparmiatori è stato nel giugno del 2009 quando collocò sempre 2 miliardi. Il ricorso al mercato obbligazionario è di fatto funzionale ad allungare la scadenza dell'indebitamento di gruppo. Allo stato Eni ha un indebitamento finanziario netto di 24,9 miliardi, per lo più rappresentato, oltre il 70%, da strumenti con termine nel medio lungo periodo, la duration media è attorno ai 5,7 anni e il target è spingerla oltre i sei anni.

Intanto, a breve, probabilmente già nelle prossime settimane, dovrebbe concludersi l'iter per la cessione della quota che l'Eni detiene nel gasdotto Tag che trasporta alla frontiera con l'Austria il metano estratto dai giacimenti siberiani. In pole position ci sarebbe la Cdp, con cui il gruppo sta attualmente discutendo. Più lunghi si annunciano invece i tempi per la valorizzazione di Tenp e Transitgas, anch'essi finiti sotto la lente dell'Antitrust europeo. Secondo il direttore finanziario, Alessandro Bernini, il closing dovrebbe arrivare «nella seconda metà del 2011». La crisi del Portogallo ha rallentato anche la vendita del 33,4% di Galp. «Abbiamo ricevuto alcune offerte non sollecitate e le stiamo esaminando insieme ai nostri partner e al Governo portoghese» ma difficilmente si arriverà a «una soluzione definitiva prima della fine dell'anno».

 

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