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La crisi greca incombe sul vertice europeo

Riuscirà il presidente del Consiglio europeo ad evitare che la crisi greca domini le discussioni del vertice di domani e dopodomani? Donald Tusk vuole che i leader si concentrino sull’agenda del summit: l’unione energetica, i rapporti con la Russia, la crisi libica, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi). Preferirebbe che l’aggrovigliata questione greca venisse discussa dai ministri delle Finanze e dai tecnici dei Tesoro. Che l’ex premier polacco riesca nel suo intento era ieri sera molto incerto.
Il premier Alexis Tsipras ha annunciato di avere chiesto a Tusk un incontro ristretto prima dell’inizio del vertice domani a Bruxelles. L’entourage dell’uomo politico polacco ha confermato che una riunione è allo studio. Potrebbero parteciparvi la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, e possibilmente anche il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, oltre agli stessi Tsipras e Tusk. Il tentativo greco è di portare la crisi greca all’attenzione dei leader.
«Non c’è molto interesse a seguire questa strada», ammette un alto responsabile comunitario. «Si vuole che la questione, ormai ritenuta tossica, venga gestita per ora a livello tecnico, non politico». Da qualche giorno, Atene sta discutendo con i suoi creditori nuove riforme da cui dipendono la fine dell’attuale programma economico e l’esborso di 7,2 miliardi di euro in nuovi aiuti. Agli occhi di molti leader, il desiderio di Tsipras di risolvere, o quanto meno di discutere, la questione a livello politico sembra nascondere il tentativo di evitare nuove misure impopolari.
La giornata di ieri è stata segnata da un nuovo avvertimento del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che ha segnalato il rischio di stretta finanziaria in Grecia. Una presa di posizione, quella dell’uomo politico olandese in piena campagna elettorale (nei Paesi Bassi si vota oggi a livello locale), che il governo greco ha considerato ingiustificata. Mentre alcuni governi europei sembrano ormai fare i conti con una possibile uscita della Grecia dall’unione monetaria, Tsipras ha appena annunciato una controversa visita a Mosca l’8 aprile. Vuole forse suggerire che nel caso di mancato aiuto europeo, Atene è pronta ad accettare addirittura il sostegno di Mosca?
Quanto ai temi ufficiali del vertice, sul fronte dell’unione energetica i Ventotto faranno proprio il recente progetto della Commissione europea. Due gli aspetti controversi. Il primo riguarda la possibilità da parte degli stati membri dell’Unione di effettuare acquisti in blocco di materie prime; il secondo è relativo alla richiesta di alcuni paesi di rendere trasparenti i contratti bilaterali, pubblici e privati, in modo che si possa verificare il loro rispetto dell’acquis communautaire. Su quest’ultimo punto, alcuni governi sono contrari, come l’Ungheria, ma anche la Germania: temono interferenze nei propri affari interni.
Sul versante internazionale, la discussione di giovedì e venerdì porterà sull’eventuale rinnovo delle sanzioni contro la Russia, accusata di fomentare la guerra civile in Ucraina. Tusk è tra coloro che vorrebbero fin da ora rinnovare le misure economiche in scadenza in estate. Non c’è l’unanimità tra i Ventotto, soprattutto sulla prima intenzione, tanto che è probabile nei fatti un rinvio. A questo proposito, la stampa greca rivelava ieri che nel visitare Mosca Tsipras sarebbe pronto a chiedere alla Russia di esentare i prodotti agricoli greci dall’embargo russo contro i paesi membri dell’Unione.
Infine i Ventotto parleranno anche dello sconquasso della Libia, alle prese con una guerra civile. L’Italia è riuscita a sensibilizzare i suoi partner su un paese che è ormai un porto di partenza di immigrati clandestini e una culla di estremisti islamici. I ministri degli Esteri hanno dato mandato all’Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini di preparare eventuali iniziative di sicurezza, da adottare una volta il paese si sarà dotato di un governo. Ammette un alto responsabile europeo: «Abbiamo un rischio Afghanistan a meno di 100 miglia dalle nostre coste. C’è una enorme rischio sicurezza».
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