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La crisi frena gli adeguamenti nella serie storica di lira ed euro

Un risicato 1,002: è l’ultimo coefficiente Istat che aggiorna al 2013 la serie storica da utilizzare per rivalutare gli importi monetari (in lire e in euro) a partire dal 1861. Un adeguamento quasi impercettibile, dovuto alla crisi che ha frenato la dinamica inflazionistica dei prezzi.

Nuovo capitolo nella storia dell’euro: lo scrive l’Istat con l’aggiornamento della tabella dei coefficienti per la rivalutazione degli importi monetari degli anni passati (a partire dal 1861), tradizionalmente pubblicato a gennaio. E l’ultimo coefficiente è davvero di modesta entità. Questo significa che per tradurre in valori odierni un importo del 2013 (per esempio un assegno di mantenimento al coniuge separato, pari a 10mila euro all’anno) basterà moltiplicarlo per 1,002 e si otterrà 10.020, venti euro in più. Se solo si fosse trattato di un importo del 2004 (coefficiente 1,195), l’incremento sarebbe stato di 1.950 euro. La funzione
Gli indici Istat assolvono infatti una precisa funzione: servono a incrementare una somma relativa a un certo anno dell’importo pari alla riduzione del potere d’acquisto di detta somma per effetto dell’inflazione registrata in quell’arco di tempo. Basta moltiplicare la cifra da aggiornare per il coefficiente dell’anno in questione (si veda la tabella). Nel caso di importi espressi quindi in lire, si dividerà il valore ottenuto per 1.936,27. Oltre che per la revisione dell?eventuale assegno di mantenimento, questi indici entrano in gioco in diversi casi: per esempio, quando si devono rivalutare le spettanze arretrate per i lavoratori oppure i canoni di locazione o le prestazioni d?opera. E a ricorrervi possono essere le imprese, gli studi di commercialisti, i patronati, gli enti di previdenza o le assicurazioni, per citarne alcuni.
Una visione sul trend
Al di là del ruolo pratico, l?utilizzo di questi indici permette anche di vedere come negli anni si sono mossi i prezzi di alcuni beni e servizi, ossia se in parallelo con l?inflazione oppure discostandosene e seguendo una dinamica differente (di solito più rapida). Sempre senza dimenticare, quando magari ci si meraviglia di qualche aumento particolarmente forte, che comunque nel tempo si è anche profondamente modificata l?offerta di pressoché tutti i beni e servizi, in fatto di contenuti tecnologici, disponibilità, gamma sicurezza ed efficienza.
Gli esempi
Prendiamo il pane: ora per un chilo – mantenendoci a un livello standard e senza entrare nei negozi boutique diffusi nelle grandi città – si spendono circa 3,50 euro, mentre meno di un euro si spendeva nel 1984 e circa 1,60 nel 1994, prezzi che però attualizzati al 2014 equivarrebbero rispettivamente a 2 e 2,50 euro, non lontani dai ?listini? riscontrabili poco dopo il passaggio alla nuova valuta: nel 2004 si spendevano infatti già 2,80 euro attualizzati (comunque il 25% in meno di oggi).
Un altro esempio, il canone tv, che per il 2015 è rimasto a 113,50 euro, come nel 2014. A ben vedere, però, è addirittura diminuito rispetto ai valori di dieci o vent?anni fa tradotti in euro 2014: 99,60 euro pari a 119 (nel 2004) e 80,60 euro pari a 125 (nel 1994).
Quanto alla benzina, dopo le preoccupanti impennate dello scorso anno, adesso riempire il serbatoio costa circa 1,50 euro al litro, appena il 9% in più rispetto ai valori attualizzati al 2004 (1,34 euro) e addirittura il 18% in meno rispetto al 1984 (1,80 euro), dopo i grandi shock petroliferi del 1973 e del ?79.
Ancora in tema di mobilità, il treno: sul Frecciarossa Milano-Roma per un biglietto standard ci vogliono 86 euro quando dieci anni fa ne bastavano (sempre attualizzati al 2014) 56 e circa 50 sia nel 1994 che nel 1984 (32 e 19 ai valori correnti di allora). Ma va detto che negli anni l?offerta delle Fs – che ora hanno anche un concorrente agguerrito, Italo, del gruppo Ntv – sulle grandi direttrici è arrivata l?alta velocità, con un taglio drastico dei tempi di percorrenza, un ventaglio di soluzioni (e promozioni) tariffarie e un potenziamento dei servizi al viaggiatore.
Infine la casa: il valore è quasi triplicato in cinquant?anni, passando dai 1.463 euro del 1964 (traduzione a oggi dei 70 euro richiesti allora) agli attuali 4mila euro (per un appartamento in zona semicentrale a Milano preso a esempio da Scenari Immobiliari), ma nell?ultimo decennio il prezzo segna persino un calo.
Resta da vedere che cosa racconterà la tabella dell?Istat l?anno prossimo, vista l?aria di deflazione che si respira.

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