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La crisi facilita la vendita

Trasferimento d’azienda «agevolato» anche alle aziende non commerciali in crisi. Ai lavoratori il cui rapporto di lavoro prosegua con la nuova impresa (acquirente), infatti, possono essere non mantenute le condizioni di lavoro dell’azienda di provenienza (venditrice) a patto che con il trasferimento venga conservata almeno una quota dell’occupazione. Lo precisa il ministero nell’interpello n. 32 di ieri.

Interpello. Il ministero risponde al consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro che ha chiesto di sapere la corretta interpretazione dell’art. 47, commi 4-bis e 5, della legge n. 428/1990 che individua le condizioni e i requisiti per la derogabilità dell’art. 2112 del codice civile in tema di trasferimento di azienda. In particolare, ha chiesto di sapere se la predetta derogabilità possa trovare applicazione anche alle fattispecie di società in stato di crisi aziendale non rientranti nel campo di applicazione della cigs, che abbiano fruito per oltre un anno di tale trattamento in deroga con la sospensione dell’attività a zero ore e/o per le quali sia stata accertata la condizione d’insolvenza dal ministero dell’economia o da un Tribunale, sezione fallimentare, «pur non essendo ammissibile a una procedura concorsuale per carenza della condizione di ammissibilità soggettiva di impresa commerciale».

Il citato art. 47 disciplina la procedura legata a un trasferimento d’azienda in cui sono occupati complessivamente più di 15 lavoratori, introducendo obblighi di informazione e di esame congiunto con le rappresentanze sindacali. Ai commi 4-bis e 5, poi, stabilisce una particolarità ossia una derogabilità all’art. 2112 codice civile «nel caso in cui sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento, anche parziale, dell’occupazione», qualora il trasferimento riguardi aziende che versano in particolari condizioni di crisi.

I chiarimenti. Il ministero risponde affermativamente. Il legislatore, spiega, nell’art. 47 ha inteso introdurre una possibile deroga alle disposizioni del citato art. 2112 (il quale prevede principalmente il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda) al fine specifico, ribadito ai commi 4-bis e 5, del mantenimento di (almeno una parte) dei livelli occupazioni in relazione a situazioni di crisi difficilmente recuperabili. Dal complessivo quadro normativo, aggiunge il ministero, assume rilievo a) il fine del mantenimento di standard occupazionali e b) la semplice esigenza di «ancorare» lo stato di crisi a un riconoscimento che, nello specifico, avviene da parte del ministero dell’economia o di un tribunale. In ragione di ciò, conclude il ministero, è possibile concludere nel senso che, qualora l’impresa versi inequivocabilmente (in quanto accertato da una pubblica autorità) in stato di crisi e, attraverso il trasferimento d’azienda, possa mantenere, almeno in parte, il proprio standard occupazionale, possa trovare applicazione la disposizione citata di cui all’art. 47, commi 4-bis e 5, della legge n. 428/1990 concernenti la derogabilità all’art. 2112 del codice civile.

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