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La crisi erode il 25% della produzione

Ad aprile la produzione industriale dell’Italia viaggiava al 75% rispetto al picco di attività precedente la crisi, cioè nell’aprile del 2008, esattamente cinque anni fa. Questo raccontano, in sostanza, i dati Istat di ieri. Alcuni segnali sparsi – come rileva l’idagine rapida del Centro studi Confindustria – lasciano però intravvedere per maggio un leggerissimo recupero (+0,3%) su aprile, anche se risulta prematuro parlare di svolta.
Meglio di noi ha invece fatto la Francia che ha messo a segno un rimbalzo della propria manifattura. Secondo l’Insee (l’Istat francese), il rialzo della produzione industriale di aprile è stato del 2,2 per cento su marzo.
Insomma, sembra proprio che la nostra attività manifatturiera non riesca a riprendersi. E quindi, come per il tempo di queste settimane, le cattive notizie continuano a piovere sul bagnato del tessuto produttivo che sta cercando di leccarsi ferite sempre più profonde e laceranti. I numeri parlano chiaro.
L’Istat ha infatti comunicato che in aprile la produzione industriale è scesa del 4,6% sullo stesso mese del 2012, mettendo a segno il ventesimo calo mensile consecutivo.
Per trovare un dato di variazione positiva su base annua bisogna infatti risalire all’agosto del 2011.
Sul fronte congiunturale, l’attività industriale è calata dello 0,3% ad aprile (indice destagionalizzato a 90,8) e dello 0,1% tendenziale, secondo i dati grezzi dell’indice Istat (a 89,4) che misurano la produzione effettiva sulla base dei giorni lavorativi (20 giorni contro i 19 di aprile 2012). Da notare che la situazione non è affatto migliore per l’intero 2013.
Dall’inizio dell’anno, infatti, la produzione è scesa del 4,7% in termini di indice grezzo. L’indice corretto per i giorni di calendario (a 89) rileva una flessione del 4,6% tendenziale.
Tra i settori che vanno peggio troviamo, ancora una volta, i mezzi di trasporto. Non per niente la produzione industriale nel settore auto ad aprile 2013 è diminuita del 14,3% rispetto allo stesso mese del 2012.
«L’indice destagionalizzato di aprile – spiega il Csp, Centro studi Promotor – ha segnato 90,8 portandosi molto vicino a quota 90, che è il minimo toccato nel marzo 2009 al termine della caduta iniziata nel 2008».
Il Csp prevede che a luglio l’indice possa scendere sotto quota 90, «portandosi ai livelli della seconda metà degli anni 80, cioè di 25 anni fa». Il settore più penalizzato è l’auto, con il meno 41,4 per cento.
Il CsC stima invece un incremento della produzione industriale dello 0,3% in maggio su aprile quando la distanza dal picco di attività pre-crisi si dovrebbe attestare a meno 24,9 per cento. Per il CsC i trascinamenti statistici rendono però probabile un’ulteriore flessione congiunturale anche in questo trimestre, dopo otto trimestri consecutivi di arretramenti. Il recupero dello 0,3% stimato dal CsC in maggio è quindi solo un marginale recupero dopo la forte flessione del 2% accumulata nei mesi precedenti: «Il quadro rimane nel complesso negativo. Gli indicatori disponibili per il manifatturiero non delineano una netta inversione di tendenza. Per i prossimi mesi si prefigura una sostanziale stabilizzazione dell’attivita su livelli molto bassi».
Le valutazioni dei direttori acquisti sugli ordini segnalano un significativo rallentamento della contrazione: l’indice Pmi per l’Italia si è collocato a 46,1 (massimo da febbraio 2012) da 41,4 di aprile, grazie all’aumento per il quinto mese consecutivo dell’estero.
Commentando ieri i dati congiunturali, il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, si è chiesto: «Il trimestre della svolta sarà il secondo? Il dato sulla produzione industriale ci dice che il calo prosegue, anche se alcuni segnali ci dicono che le cose migliorano».

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