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La crisi è pro studi

Il fisco non può spiccare un accertamento usando gli studi di settore se il tipo di attività attraversa un periodo di crisi. Sfuggono, infatti, agli standard i macellai che hanno dichiarato un fatturato minore durante il periodo della mucca pazza. A stabilirlo, la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19767 del 28 agosto 2013, ha respinto il ricorso dell’amministrazione finanziaria presentato contro la decisione della Ctr del Lazio che aveva annullato l’accertamento a carico di un macellaio di Lariano che durante il periodo della mucca pazza aveva dichiarato un fatturato inferiore alla media. L’uomo era stato invitato al contraddittorio con l’amministrazione nell’ambito del quale ha spiegato che il reddito era sceso per il forte calo della vendita di carne subito in quel periodo a causa dell’encefalopatia spungiforme. Il fisco, però, non aveva accettato le scuse emettendo, quindi, un atto impositivo. A questo punto l’imprenditore lo aveva impugnato di fronte alla Commissione provinciale di Roma che aveva accolto i motivi della difesa annullando l’accertamento. La decisione è stata poi confermata in secondo grado e ora resa definitiva dai giudici della Suprema corte. In particolare ad avviso del Collegio di legittimità, le circostanze addotte dal contribuente dovevano essere vagliate dall’ufficio come idonee a escludere quelle condizioni di normalità necessarie per l’inserimento di un’impresa nell’area dei soggetti ai quali possono essere applicati gli standard. «D’altronde», ricordano ancora i giudici di Piazza Cavour, «nell’accertamento mediante l’applicazione dei parametri, assume rilievo primario il contraddittorio con il contribuente, dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell’impresa la presunzione indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato.» Da questo consegue che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero rilievo del predetto scostamento dai parametri, ma deve essere integrata (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio. «È da questo più complesso quadro», sottolineano i supremi giudici, «che emergono la gravità, precisione e concordanza attribuibili alla presunzione basata sui parametri e la giustificabilità di un onere della prova contraria (ma senza alcuna limitazione di mezzi e di contenuto) a carico del contribuente». Ora la Cassazione ha chiuso il sipario sulla vicenda mettendo un importante punto fermo al di là del caso specifico della mucca pazza: gli eventi esterni che provocano forti cali nelle vendite hanno come conseguenza la disapplicazione degli studi.

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