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La crisi delle banche europee costa più del Pil greco

Fare banca non è più un’attività profittevole come un tempo: la redditività delle multinazionali industriali è 3-4 volte più alta di quella delle grandi banche internazionali. Unica eccezione la Cina, dove il credito vanta un Roe superiore al 20%. Lo si evince dall’indagine R&S-Mediobanca sui big bancari di Europa, Usa, Giappone e Cina: 70 istituti di credito che, insieme, hanno un totale dell’attivo pari al 79% del Pil mondiale.
La classifica
La più grande banca al mondo per totale dell’attivo – sono dati di bilancio 2014 – è l’americana JP Morgan con 3.152 miliardi di euro. Ma, subito dietro, in seconda posizione c’è la cinese Icbc con 2.735 miliardi di attivi, quindi ancora una banca Usa – Bank of America, con 2.501 miliardi. La prima delle europee è Hsbc con 2.375 miliardi di totale attivo, seguita da Bnp con 2.356 miliardi. Prima delle italiane UniCredit che si piazza in 25-esima posizione con 867 miliardi.
Il fenomeno Cina
Le banche cinesi non hanno conosciuto crisi. La loro attività è molto tradizionale con il 77,6% dei ricavi che deriva dal margine d’interesse contro il 55,7% delle europee e il 53% delle americane. Anche la leva finanziaria è molto bassa, e oltrettutto calante – appena 14,3 volte nel 2014 – e la percentuale di strumenti derivati in pancia irrisoria. Dal 2012 al 2014 il margine d’interesse delle dieci maggiori banche della Repubblica popolare è cresciuto del 23,1%, le commissioni nette del 31,6%, voci che altrove sono stagnanti o addirittura in calo. Il tutto ha prodotto un Roe, seppure in calo dal 24,1% del 2012, comunque ancora al 20,6%.
La crisi occidentale
Nei sistemi occidentali, invece, la crisi ha morso anche i bilanci delle banche. Con differenze sensibili, tuttavia, tra le due sponde dell’Atlantico. Negli Usa i big del credito mostrano un Roe del 6,7% (il 55% in meno rispetto ai livelli pre-crisi), in Europa solo del 4,3% (distante il 75% dai bei tempi andati). E il divario non si ferma qui. Nel periodo 2012-2014 il margine d’interesse delle banche del Vecchio continente è calato del 4,2% con commissioni stagnanti. Nello stesso periodo le banche Usa hanno tenuto il margine stabile e hanno aumentato le commissioni nette dell’8,3%. Inoltre le banche Usa hanno aumentato i prestiti alla clientela del 2,6%, la raccolta del 7,4%, mentre le cugine europee hanno tagliato gli impieghi del 2,4% a fronte di depositi in frazionale crescita (+0,9%).
Bruciare il Pil della Grecia
Le banche occidentali hanno pagato il conto dello shopping a prezzi elevati (le europee) e delle frodi (sia le europee che le statunitensi). Tra il 2011 e il 2014 i 32 big europei del credito hanno accusato il colpo su entrambi i fronti con 178,5 miliardi di oneri straordinari cumulati: una cifra pari al Pil della Grecia di un anno. In particolare, tra svalutazioni di avviamenti e titoli hanno lasciato sul campo 116,6 miliardi, mentre contenzioni e risarcimenti legati ai vari scandali (manipolazioni del Libor e dei cambi) hanno inciso per 61,9 miliardi. Nello stesso periodo gli oneri straordinari delle 13 maggiori banche americane sono stati pari a 90,3 miliardi. In questo caso hanno pesato di più gli scandali – 76,4 miliardi di uscite straordinarie connesse – che le svalutazioni di asset (11,7 miliardi complessivamente). La differenza sul versante degli impairment sta nel timing: le europee sono cresciute con acquisizioni impostate prima dello scoppiare della crisi e hanno poi dovuto svalutare a man bassa, le statunitensi in generale si sono prestate a “salvataggi” di sistema, a prezzi quindi già ridimensionati.
Anche il Fisco piange
La crisi che ha investito il settore bancario si è fatta sentire anche sull’erario. Dal 2009 al 2014, infatti, le grandi banche europee hanno versato 87 miliardi in meno di imposte, quelle Usa 103 miliardi di dollari in meno. Considerando oltre alle minori imposte, anche le iniezioni di capitale pubblico nel sistema, la crisi è costata finora 221 miliardi di euro alle casse pubbliche europee – vale a dire 1,2 volte il Pil greco – e 143 miliardi di dollari a quelle statunitensi.
Chi ben inizia
Qualche spiraglio di luce però finalmente comincia a intravedersi. Nel primo trimestre di quest’anno infatti i ricavi delle banche europee hanno ripreso a crescere – +6,8% rispetto allo stesso periodo 2014 contro il – 0,2% dei big Usa – mentre le svalutazioni di crediti sono diminuite del 15,9% (negli Usa sono invece aumentate del 4,9%). Le prime nove banche italiane (con un totale degli attivi pari alla metà del sistema) hanno visto il Roe salire al 6,6% (il valore più alto dal settembre 2011) e, per la prima volta dall’ultimo trimestre del 2011 aumentare anche i prestiti alla clientela dell’1,9%.
Nota positiva tricolore nel panorama europeo, la terza posizione di Intesa-SanPaolo per solidità patrimoniale con un core tier 1 del 13,3% e la più bassa leva (15 volte) secondo i criteri di Basilea 3.

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