31.01.2023

La crisi dei mercati affossa i rendimenti dei fondi pensione

  • La Repubblica

I fondi pensione crescono in dimensioni, ma dimagriscono in performance. Entrambi i risultati sono frutto dei tempi: da un lato infatti la previdenza complementare va avanti quasi con il pilota automatico (i contratti collettivi di lavoro prevedono l’iscrizione automatica deinuovi assunti), dall’altra la forte crisi dei mercati finanziari nel 2022 ha falcidiato anche i rendimenti dei fondi pensione, con perdite nell’ordine del 10%.Partiamo con i numeri della previdenza complementare, resi noti dall’Autorità di settore (Covip). Alle fine del 2022 le posizioni in essere erano 10,3 milioni, 564mila unità in più rispetto all’anno prima (+5,8%) e complessivamente gli iscritti sono 9,2 milioni (alcuni hanno più di una posizione), anche in questo caso in crescita rispetto al 2022. La categoria che è cresciuta maggiormente èquella dei fondi pensione negoziali (quelli scelti dai lavoratori dipendenti), che ha visto un aumento delle posizioni del 10,1%, mentre i “nuovi” Pip (piani pensionistici individuali) che in genere hanno la forma diunit linked , sono aumentati del 2,3%; i fondi pensione aperti (il serbatoio di autonomi e professionisti) sono invece saliti del 6,1%.Meno positivo il bilancio sul patrimonio: le risorse destinate alle prestazioni sono diminuite di 7,7 miliardi rispetto al 2021, a causa del calo dei mercati, per un totale di 205 miliardi, nonostante i contributi sianoaumentati del 4,2%, a 13,9 miliardi.Ma le note davvero dolenti riguardano i rendimenti: -9,8% i fondi negoziali, -10,7% quelli aperti, -11,5 le unit linked dei Pip cosiddetti nuovi (e -13,2% la linea azionaria). Un risultato legato ai mercati: il Ftse Mib nel 2022 ha perso il 12%, i mercati americani hanno sfiorato il -20%, per i bond è stato un anno da dimenticare. Ma il risultato, anche se spiegabile, non è per questo meno doloroso per chi confida per la propria pensione complementare. La beffa, poi, viene dal raffronto con il Tfr lasciato in azienda. Questo gruzzoletto si rivaluta secondo i dettami della legge e non dei mercati: un punto e mezzo percentuale, che si aggiunge al 75% dell’inflazione. Quindi, nel 2022 la rivalutazione è stata pari all’8,3%. Insomma, la folle corsa del costo della vita ha fatto scendere i mercati e salire il valore del Tfr.Tuttavia, se si guarda a un orizzonte più di lungo – 10 anni – i fondi complementari tornano quasi sempre a battere il Tfr: quest’ultimo ha reso il 2,4% medio annuo composto, contro il 2,9% dei Pip unit linked, il 2,5% dei fondi aperti e il 2,2% dei fondi negoziali.