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La crisi dei Brics frena l’export

Milano
In tre mesi gli incassi si riducono di 2,3 miliardi. Il rallentamento del commercio mondiale presenta il conto anche all’Italia, le cui vendite nei mercati extra-europei si riducono per il terzo mese consecutivo. Una frenata, quella di marzo, appena mitigata dal solitario rimbalzo degli Stati Uniti, peraltro amplificato da commesse una tantum di navi. La frenata è del 5,2% (-0,3% il dato mensile), con una discesa corale che riguarda tutte le tipologie di beni, più marcata per l’energia (-42,6% per i prodotti riesportati) ma rilevante anche per beni di consumo, strumentali e intermedi. Anche al netto dell’energia, la riduzione delle vendite è pari al 3,5%: in tre mesi le nostre vendite extra-Ue si riducono del 5,2%, peggior risultato dalla fine del 2009.
In termini geografici, oltre alla ripresa degli Stati Uniti e al guadagno di nove punti in Giappone, nei dati Istat si può trovare solo un’altra buona notizia, riguardante la Russia. A marzo gli acquisti di Mosca sono in calo appena marginale, una frenata dello 0,9% che potrebbe segnare infine il termine del tracollo iniziato a metà 2014.
Stabilizzazione quanto mai gradita, per un mercato che in poco tempo ha quasi dimezzato il proprio valore; nel primo trimestre del 2014 gli acquisti di made in Italy furono pari a 2,28 miliardi di euro, tra gennaio e marzo del 2016 appena 1,38 miliardi, il 40% in meno.
Il calo limitato di Mosca è però purtroppo superato al ribasso da molte altre aree del globo, che nei dati Istat si manifestano con una lunga sequenza di segni meno: vi sono cali a doppia cifra per Turchia, Africa settentrionale, Medio Oriente e America Latina, quest’ultima appesantita dalla recessione in Brasile. In tre mesi il gap di vendite nell’area Mercosur per le aziende italiane supera già i 300 milioni di euro. Notizie poco gradite anche dal resto dei Bric’s, con l’India a cedere oltre il 7% e la Cina in rosso del 2,5%, in linea con la performance debole del primo bimestre.
Spostandosi sull’altro lato della statistica, il tracollo dei listini energetici dei prodotti acquistati (-30,8%) appesantisce il “rosso” anche per le importazioni italiane. Che tuttavia, per la prima volta da molti mesi, presentano segni meno anche per la parte manifatturiera in senso stretto, con l’unica eccezione dei beni strumentali, ancora in crescita. Al netto dell’energia l’import cede nel mese il 4,2%, mantenendo tuttavia un punto di crescita dall’inizio del 2016.
Il saldo commerciale, positivo per poco più di 4 miliardi, è in crescita di quasi mezzo miliardo rispetto allo stesso mese del 2015. Determinante la bolletta “light”, con il crollo dei listini di gas e greggio ad abbattere il nostro deficit in campo energetico: nei mercati extra-Ue nel primo trimestre 2015 era pari a 7,28 miliardi, oggi si è ridotto del 24% a 5,5 miliardi.

Luca Orlando

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