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Ecco come la crisi bancaria colpisce l’Europa

Crediti in sofferenza e derivati, ma anche più capitale: la mappa, Paese per Paese, dei punti di forza e di debolezza
Esiste una questione bancaria in Europa? La domanda non è capziosa. Di fronte alla violenta bufera che ha colpito in Borsa le banche di tutto il Continente, viene da chiedersi se proprio nell’anno in cui è entrata in vigore la normativa sul «bail in» non siano anche venuti al pettine un po’ troppi nodi. Tutti i sistemi bancari, anche se in maniera diversa, hanno infatti molte fragilità: crediti deteriorati, derivati, ricavi in secca. Ma hanno anche molti punti di forza: tutte le banche, per esempio, hanno oggi più capitale e meno attivi di un tempo. Dunque la domanda resta: il sistema bancario europeo è oggi troppo fragile? Oppure la Borsa esagera? Ecco, paese per paese, dove finisce il mito e inizia la realtà.
Portogallo, Italia e Irlanda hanno un problema simile: troppi crediti deteriorati nei bilanci delle banche. In Irlanda è andato a male il 21,5% del totale finanziamenti, in Italia il 16,7% e in Portogallo il 16,3%. Tra questi, lo Stato che fa più riflettere è l’Irlanda, dove il settore ha ricevuto abbondanti aiuti pubblici e dove è stata creata anni fa una bad bank proprio per togliere dai bilanci bancari crediti deteriorati. Evidentemente non ha funzionato. Ha invece ridimensionato questo problema la Spagna, proprio grazie alla bad bank creata con aiuti europei nel 2012.
Il punto è capire quanto questi crediti malati siano davvero un problema serio per le banche. In Italia, per esempio, i crediti deteriorati hanno (dati Eba) una copertura in bilancio pari al 45%: questo significa che le banche italiane hanno già svalutato molto questi crediti. Meglio, in Europa, hanno fatto solo quelle austriache, francesi e spagnole. Per contro le portoghesi hanno una copertura in bilancio solo pari al 36% e le irlandesi al 41%. Ma anche nella Penisola le svalutazioni non bastano: stima Goldman Sachs che per risolvere il problema delle banche italiane servano aumenti di capitali da 40 miliardi. Barclays ne stima 7,5 per quelle portoghesi. Troppi, per poterli realizzare.
In Germania i nodi sono invece di altro tipo. Le grandi banche hanno troppi derivati in bilancio: la sola Deutsche Bank ne ha per un ammontare pari a 14 volte il Pil tedesco. Ma non basta. Il sistema bancario è ultra-frammentato, molto più di quello italiano, che già è nel mirino per la scarsa presenza di pochi colossi di rilievo. Senza contare che le banche tedesche fanno un forte ricorso alla leva, che è solo in parte “mascherata” dai coefficienti patrimoniali elevati.
In altri Paesi il problema sta invece nel mercato immobiliare. È il caso della Gran Bretagna: dopo Brexit, la fuga di molti investitori internazionali dal settore degli immobili commerciali sta facendo collassare i prezzi. Basta considerare che il 45% delle compravendite di case e uffici dal 2009 in Inghilterra è stato effettuato da investitori esteri: se loro escono dal mercato, il contraccolpo c’è. Come sul settore residenziale. Morale: il settore bancario trema. Ha invece ormai archiviato questo problema la Spagna. E l’ha ridimensionato la Francia, dove il settore immobiliare negli ultimi anni si è sgonfiato.
Tutte le banche, infine, soffrono per i tassi d’interesse troppo bassi: dato che intermediano il denaro, da quando la Bce ha azzerato il costo del denaro stesso i margini di guadagno si sono ristretti. Ma alcuni sistemi bancari soffrono più di altri. Torniamo dunque alla domanda iniziale: esiste una questione bancaria in Europa? Se si vuole mettere il sistema bancario in condizioni di fare il suo lavoro e di sostenere l’economia reale, la risposta è sì: senza fare allarmismi, servirebbe un sostegno generale. Non per aiutare le banche, ma per sostenere l’intera economia che in banca trova la principale fonte di linfa vitale: il credito.

Luca Davi
Morya Longo

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