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La crescita Usa rivista al rialzo

NEW YORK Dopo le cifre positive dell’occupazione di ottobre, ieri i nuovi dati del Pil americano del terzo trimestre 2015 hanno confermato la buona tenuta dell’economia Usa. Nel periodo luglio-settembre il reddito nazionale è cresciuto del 2,1%: meno del 3,9 del secondo trimestre (dato che scontava anche un forte recupero della produzione e delle costruzioni), ma più dell’1,5% delle stime precedenti. Un dato, quindi, comunque positivo, anche se non entusiasmante, tenendo conto anche della ripresa del mercato immobiliare, con prezzi saliti del 5,5%. A questo punto appare sempre più certo che tra meno di un mese, nella sua ultima riunione del 2015, il «board» della Federal Reserve interverrà per la prima volta da sette anni a questa parte sui tassi d’interesse, inchiodati a quota zero dall’esplosione della crisi finanziaria del 2008. Gli analisti sono concordi nel ritenere che i nuovi dati economici non sono tali da indurre Janet Yellen e gli altri governatori della Fed a cambiare rotta. A meno di cataclismi (come un attacco terroristico su ampia scala), la Banca centrale americana tornerà quindi ad alzare il costo del denaro. Probabilmente dello 0,25%. Più che sull’entità dell’aumento, ci si interroga sul numero di scalini della stessa entità che verranno percorsi dai tassi nel corso del 2016. La Yellen ha assicurato che la risalita sarà molto lenta e graduale, ma la forte riduzione dei disoccupati aveva indotto alcuni analisti a prevedere incrementi del costo del denaro più consistenti per contrastare una prevedibile ripresa dell’inflazione.
I dati di ieri, però, per quanto in sostanza positivi, non alimentano l’attesa di un surriscaldamento dell’economia che possa far impennare i prezzi: la cresciuta del Pil superiore alle previsioni è dovuta non a fiammate della domanda (i consumi delle famiglie sono, anzi, cresciuti meno del previsto: il 3% anziché il 3,2) ma ad un accumulo delle scorte di magazzino. Un fattore che fa crescere il Pil del terzo trimestre, ma probabilmente sgonfierà quello del quarto, quando le aziende cercheranno di alleggerire le loro giacenze. Un altro elemento che frena ottimismi eccessivi è un andamento dei profitti delle imprese meno positivo rispetto ai trimestri precedenti. Complessivamente ne esce confermata la diagnosi fatta nei mesi scorsi. In sostanza l’economia Usa rimane dinamica perché la sua forza interna — domanda delle famiglie sostenuta anche dal basso prezzo della benzina che lascia più soldi nelle tasche degli americani e ripresa del mercato immobiliare — compensa il freno «esterno»: meno produzione per l’export a causa dell’elevato valore del dollaro e del rallentamento delle economie emergenti.

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