Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«La crescita? Riforme fino in fondo»

MILANO — Mentre a Bruxelles i capi di Stato e di governo sono riuniti per discutere il futuro della Grecia, fuori o dentro l’Eurozona, Michael Spence non ha dubbi ed è da tempo convinto che il distacco di Atene dall’euro sia inevitabile. Un Paese «sbilanciato», con poche opportunità di crescita. L’economista americano, docente alla Stern Business school della Nyu, segue con attenzione le preoccupazioni dell’eurozona. Premiato con il Nobel nel 2001 per gli studi sulle informazioni asimmetriche nei mercati, oggi interviene alla «Bocconi-Boroli Lecture» dedicata alla memoria di Achille Boroli per discutere di sfide strutturali e rischi sistemici in Europa e nell’economia globale.
«Ci sarà un rischio contagio ma non credo agli scenari drammatici che vengono dipinti. La maggior parte degli investitori poi è in grado di distinguere, c’è il caso Grecia e forse Portogallo, che è molto simile, da un lato e dall’altro Spagna e Italia che sono Paesi con fondamentali completamente diversi. Certo ci può essere un attacco speculativo contro l’euro, ma con i giusti interventi di governi e della stessa Bce, vedo un rischio piccolo».
L’Italia quindi si può considerare salva? «Il rischio maggiore, e non solo per il vostro Paese, è che fallisca il percorso delle riforme in Italia e in Spagna. Questo porterebbe alla distruzione dell’eurozona». Per rompere la spirale negativa, dunque, bisogna portare fino in fondo le riforme «concentrandosi principalmente sulla crescita» e far sì che la Bce intervenga per mantenere l’euro sotto controllo, «l’Europa ha bisogno di “circuit breaker”, misure che spezzino il meccanismo austerità-recessione-indebitamento». Il processo sarà lungo e non facile, ma se le riforme falliscono e il rendimento dei titoli di Stato continua a crescere, gli investitori si spaventeranno e abbandoneranno il campo.
Come il direttore del Fmi Christine Lagarde, anche Spence è convinto che l’eurozona debba fare di più per la crescita. E come? «Per esempio incrementando il tasso di inflazione che permetterebbe ai Paesi con problemi di competitività di risollevarsi in fretta, ma la Germania non lo lascerà mai fare. Altra leva è l’indebolimento dell’euro». E l’Italia come deve muoversi? «L’agenda del governo Monti è molto chiara: puntare sull’incremento della competitività, delle opportunità di lavoro, far crescere l’economia, l’innovazione tecnologica, l’istruzione». E poi vendere qualche «asset pubblico», tagliare le inefficienze del governo. Insomma non siamo proprio il fanalino di coda dell’Europa. «La Spagna è messa peggio di voi. L’Italia ha molti punti di forza, il debito aggregato di governo, famiglie, istituzioni finanziarie e non, non è così grande; il risparmio delle famiglie è alto; il tessuto industriale, almeno al Nord, è efficiente e competitivo. Le munizioni ci sono. Il problema è chi debba pagare i costi per una crescita sostenibile». Insomma la «ristrutturazione» dell’economia del Belpaese («Un percorso lungo di riforme il cui effetto si vedrà tra tre-quattro anni») ha un costo e se dovesse mancare il consenso sulla distribuzione del suo carico «allora siete nei guai». Ma poi, rassicura l’economista, siamo in buona compagnia, «Stati Uniti, Europa, i dettagli sono diversi ma i fondamentali sono gli stessi». E per fronteggiare l’emergenza occupazione nel breve termine non si può fare altro che «redistribuire il reddito alzando le tasse, non solo per migliorare i sostegni per i disoccupati, ma anche per investire in formazione così da poter meglio ricollocare i lavoratori come fanno Germania, Olanda, Svezia».
E nel lungo termine la sfida a livello globale è quella di una crescita sostenibile. «Il modello attuale non funzionerà più. Con lo sviluppo dei Paesi emergenti, in primis India e Cina, l’economia globale sarà almeno tre volte più grande di adesso». In Occidente c’è chi parla di decrescita, «un’ipotesi inaccettabile per le economie emergenti. Bisognerà far leva sulla creatività, l’istruzione, comportamenti di sostegno. Ci vorrà una generazione per mettere a punto un modello di crescita sostenibile». Basta partire, a cominciare «dall’efficienza energetica».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa