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«La crescita è troppo debole» La Bce: misure straordinarie

Così esplicito — e così preoccupato — il presidente della Bce, Mario Draghi non era mai stato. Esplicito rispetto ad un’azione di stimolo dell’economia forte come il Quantitative easing , che prevede l’acquisto massiccio di titoli privati e soprattutto pubblici da parte della Banca centrale europea. Preoccupato riguardo al futuro dell’economia, di crescita e inflazione in particolare, dopo le previsioni al ribasso presentate ieri dagli economisti dell’Istituto che hanno indicato per l’eurozona una crescita del Pil allo 0,8% quest’anno, dell’1% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016 ed un’inflazione allo 0,5%,lo 0,7% il prossimo e l’1,3% nel 2016. «Non tollereremo una deviazione prolungata» dall’ obiettivo di un’inflazione vicina al 2%», ha detto Draghi specificando che alla prossima riunione del Consiglio direttivo, che si svolgerà, secondo la nuova tabella di marcia della Bce, il 22 gennaio, sarà fatta una verifica delle cifre, anche alla luce del drastico calo del prezzo del petrolio, e con essa una messa a punto delle misure straordinarie decise negli ultimi sei mesi. Misure che sono tassi ai minimi storici, acquisti di obbligazioni bancarie garantite e di titoli cartolarizzati (Abs) e aste di rifinanziamento a lungo termine finalizzato ai prestiti a famiglie e imprese (Tltro) di cui la prossima si svolgerà l’11 dicembre.
Si potrebbe però andare oltre, si potrebbe varare, appunto, un programma di Quantitative easing che, ha ribadito Draghi, «rientra nel mandato della Bce» ed è efficace per stimolare l’economia mantenendo a lungo bassi i tassi e favorendo gli investimenti in euro. Certo, «non c’è l’unanimità», c’è chi è contrario come il capo della Bundesbank Jens Weidmann, ma «l’unanimità non è necessaria» anche se si tratta «di un’importante misura di politica monetaria» che «può essere disegnata bene per ottenere un ampio consenso». Insomma mentre prima, solo il mese scorso, la Bce «prevedeva» solamente di allargare il suo bilancio per tornare ai livelli del 2012 — che significa immettere liquidità per 1000 miliardi di euro — ora lo «ha programmato».
Un cambiamento importante che i mercati non hanno raccolto, delusi dal rinvio delle decisioni al prossimo anno. In particolare la moneta unica si è apprezzata sul dollaro, le Borse europee hanno chiuso in negativo, risalendo in finale di seduta, con Piazza Affari, la peggiore, che ha perso il 2,77% mentre sul secondario il rendimento dei Btp decennali è lievemente risalito al 2,03% e con esso anche lo spread con i Bund tedeschi che si è portato a quota 125 punti.

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