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Per la Corte Ue consumatori senza avvocato

Nelle procedure di Adr, l’assistenza obbligatoria dell’avvocato, più che la regola, è l’eccezione. Se chi intende agire in giudizio per una lite che rientra tra quelle per cui la mediazione è condizione di procedibilità deve prima avviare la conciliazione con l’assistenza di un avvocato, in tutti gli altri casi farsi seguire da un legale è facoltativo.
A precisare il raggio dell’obbligo di assistenza legale è intervenuta anche la Corte di giustizia Ue che, con la sentenza 457 depositata il 14 giugno scorso (nella causa C-75/16), ha chiarito che la direttiva «Adr consumatori» (11/2013), finalizzata a dare ai consumatori la possibilità di presentare, su base volontaria, un ricorso nei confronti di professionisti attraverso procedure di risoluzione alternativa delle controversie, si applica alla mediazione in Italia se soddisfa questi tre presupposti cumulativi:
è promossa da un consumatore contro un professionista con riferimento a obbligazioni derivanti dal contratto di vendita o di servizi;
è indipendente, imparziale, trasparente, efficace, rapida ed equa;
è affidata a un organismo istituito su base permanente e inserito in un elenco speciale notificato alla Commissione Ue.
La Corte di giustizia rileva in particolare che «la normativa nazionale non può imporre al consumatore che prende parte a una procedura Adr di essere assistito obbligatoriamente da un avvocato».
Sulla questione è intervenuto il Consiglio nazionale forense con una nota di approfondimento dell’Ufficio studi (scheda 56/2017) trasmessa il 4 luglio scorso agli Ordini forensi, con la quale si precisa che la sentenza della Corte Ue non ha un impatto diretto sui procedimenti di mediazione disciplinati dal decreto legislativo 28/2010. Il Cnf, dopo aver precisato che nel sistema italiano della mediazione la necessità dell’assistenza dell’avvocato «costituisce una garanzia e non già un costo superfluo e vessatorio», rileva taluni profili critici nella sentenza Ue; in particolare, si evidenzia come senza la piena attuazione del regime normativo degli organismi Adr per i consumatori non si possa estendere al procedimento di mediazione in vigore il divieto dell’obbligo dell’assistenza legale.
In effetti, secondo quanto risulta dai lavori del tavolo di coordinamento tra le autorità competenti, presso il ministero della Giustizia è in corso di revisione il decreto ministeriale 180/2010, tenendo conto che per il Codice del consumo la direttiva Adr consumatori si applica anche «agli organismi di mediazione per la trattazione degli affari in materia di consumo iscritti nella sezione speciale» (articolo 16, commi 2 e 4, decreto legislativo 28/2010).
Resta fermo che l’assistenza dell’avvocato non è obbligatoria per i risparmiatori che, prima di avviare un giudizio in tema di contratti bancari o finanziari, scelgono di seguire i percorsi stragiudiziali alternativi alla mediazione, che consentono comunque di soddisfare la condizione di procedibilità. Si tratta dei ricorsi all’Arbitro bancario e finanziario (Abf) e all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf): di fronte a questi organismi il ricorrente può presentarsi da solo.

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