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La Corte Ue boccia la normativa tedesca anti Google News

Nell’eterna partita che vede contrapposti gli editori e Google, questa volta la spunta il colosso di Mountain View. Se in Francia il tema fiscale porterà il gigante del web a mettere mano al portafogli per 1 miliardo di euro, pattuito per risolvere un contenzioso fiscale (si veda altro articolo a pagina 23), in Germania sul tema del copyright Google mette invece agli atti un punto a favore. La Corte di Giustizia Ue – con la sentenza della nella causa C-299/17 – ha infatti bocciato una normativa tedesca del 2013 che puntava a stringere le maglie sull’uso degli “snippets” (i brevi estratti degli articoli) da parte del motore di ricerca.

La normativa, introdotta per tutelare gli editori, imponeva ad aggregatori e piattaforme come Google News di concordare un indennizzo per il copyright. I giudici di Lussemburgo hanno invece stabilito che la normativa tedesca che vieta ai motori di ricerca di utilizzare gli “snippets” senza l’autorizzazione dell’editore, non è applicabile senza la previa notifica alla Commissione. La Corte ha dunque dato seguito alle valutazioni dell’avvocato generale di metà dicembre 2018 secondo cui, poiché la legge tedesca sull’ancillary copyright impatta su fornitori di servizi della società dell’informazione, la Germania avrebbe dovuto notificarla preventivamente alla Ue.

Tutto nasce dalla richiesta del Landgericht Berlin (tribunale regionale della capitale tedesca) che ha chieso l’intervento della Corte Ue a seguito di un ricorso presentato dalla VG Media, gestore dei diritti d’autore che associa circa 200 editori tedeschi. La VG Media aveva presentato una richiesta di risarcimento di un miliardo nei confronti di Alphabet (Google) considerandola rea di aver utilizzato dal 1° agosto 2013 sul suo motore di ricerca e su Google News gli “snippets” provenienti dai siti dei propri componenti, senza versarne il corrispettivo previsto dalla normativa tedesca a tutela degli editori.

Il tribunale di Berlino ha sospeso il procedimento nel maggio del 2017 per chiedere alla Corte di giustizia Ue di chiarire se la legge tedesca sul copyright avesse dovuto essere presentata preventivamente alla Commissione Ue. Da qui la valutazione dell’avvocato generale Ue e la sentenza della Corte. Il sospiro di sollievo del colosso Usa del web non cambia però ora il quadro generale, con una battuta d’arresto per gli editori che in fondo è temporanea. La Germania infatti, come gli altri Stati della Ue, è chiamata entro due anni a declinare nella propria legislazione la riforma Ue sul copyright approvata a giugno e che prevede un diritto connesso al diritto d’autore a favore degli editori di giornali e delle agenzie di stampa per l’utilizzo dei loro contenuti online, che siano articoli o foto o video.

Al momento solo la Francia ha già recepito nel proprio ordinamento la normativa Ue con l’Assemblea nazionale che ha adottato le modifiche al Codice della proprietà intellettuale. Nell’impianto francese si lascia però alla negoziazione tra editori e piattaforme la decisione su quanto potranno essere lunghi i “brani” da pubblicare liberamente. Soddisfazione è stata espressa da Google mentre VG Media ha invitato il Governo di Angela Merkel a dare attuazione il più rapidamente possibile alla normativa Ue sul copyright.

Andrea Biondi

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