Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Corte tedesca silura la Bce

La sentenza della Corte costituzionale della Germania ha aperto un conflitto tra poteri decisionali all’interno dell’Unione europea che non ha precedenti. In buona sostanza, la Corte ha dichiarato incostituzionali, in base alla Carta suprema tedesca, gli acquisti di titoli pubblici dei vari paesi Ue che la Bce sta portando avanti dal 2015, in quanto non proporzionali alle quote dei singoli paesi nel capitale della stessa Bce, e perciò tali da configurare un’azione di sostegno agli Stati in difficoltà che va oltre la politica monetaria permessa dal trattato di Lisbona, fino a diventare uno strumento vietato di politica economica, in quanto i trattati Ue hanno demandato la politica economica ai governi nazionali e alla Commissione Ue.

In particolare, la Corte di Karlsruhe ha rilevato nel Qe una lesione dei diritti democratici del Bundestag, che, per la costituzione tedesca, impone al parlamento di vigilare affinché eventuali debiti di altri paesi scaricati sulla Bundesbank mediante il Qe non finiscano poi addossati ai contribuenti tedeschi.

Per questo, la Corte ha sollecitato il governo di Angela Merkel e il Bundestag a pronunciarsi sul Qe, cosa che finora non avevano fatto, e nello stesso tempo ha dato tre mesi di tempo alla Bce per giustificare la legittimità del Qe rispetto al dettato del trattato di Lisbona.

In buona sostanza, la Corte di Karlsruhe non solo ha dichiarato incostituzionale l’azione della Bce dal punto di vista tedesco, ma è andata oltre, fino a disconoscerne l’indipendenza, che tuttavia è pure essa prevista dal Trattato di Lisbona. Il conflitto di poteri su quest’ultimo punto è tanto evidente quanto senza precedenti nell’Unione europea, uno scontro di cui non è facile per nessuno prevedere le conseguenze.

L’ultimatum della Corte è duplice, rivolto sia alla Merkel che a Christine Lagarde, che hanno tre mesi per trovare un compromesso, oppure rompere. In questo caso, la Bundesbank potrebbe decidere di non partecipare più al Qe, privando la Bce dell’apporto del suo primo azionista, che è il paese più forte dell’Eurozona. Il che potrebbe avere conseguenze per la stessa sopravvivenza dell’euro, come hanno lasciato intuire le reazioni negative dei mercati ieri.

È probabile che nei prossimi mesi i difensori del Qe punteranno sulla difesa dell’indipendenza della Bce, la cui azione di Qe è stata riconosciuta legittima da una sentenza della Corte europea di Strasburgo.

Proprio ieri al Parlamento europeo, durante l’audizione del responsabile della sorveglianza bancaria della Bce, Andrea Enria, l’eurodeputato della Lega Antonio Maria Rinaldi gli ha chiesto se, dopo la sentenza di Karlsruhe, ritiene tuttora valido il principio dell’indipendenza della Bce, principio riconosciuto da sempre a tutte le banche centrali nel mondo.

La risposta di Enria è stata un laconico: «Non ne ho le competenze». Il che rende l’idea del difficile confronto giuridico e politico innescato dalla sentenza tedesca su tutto il fronte europeo, dove la spaccatura già emersa tra i paesi del Nord alleati della Germania e quelli del Sud (Italia e Francia in testa) sembra destinata ad aggravarsi ancora di più.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un passetto alla volta. Niente di clamoroso, ma abbastanza per arrivare all’11% tondo, dopo una se...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non sempre il vino corrisponde al giudizio del venditore. Ma le cifre che giovedì Mediobanca — co...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rush finale e già scontro sui nomi dei manager che dovranno guidare il Recovery plan e sui progetti...

Oggi sulla stampa