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La Corte tedesca frena la ratifica dell’Esm

L’attenzione dei mercati finanziari internazionali si è puntata ieri sulla Corte costituzionale tedesca, chiamata a pronunciarsi sul patto fiscale europeo e sul fondo salva-Stati Esm, ma una sentenza potrebbe tardare diverse settimane, causando nuove turbolenze.
Davanti all’edificio della Corte, si è riunito ieri mattina un piccolo gruppo di manifestanti, mostrando una pietra tombale di cartone con la scritta «Qui riposa in pace la costituzione tedesca, nata il 23 maggio 1949, morta il 29 giugno 2012». Dentro, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble cercava di spiegare la posizione del Governo, e cioè che un rinvio nell’entrata in vigore del patto e del fondo, approvati dal Parlamento il 29 giugno scorso con una maggioranza di due terzi, può avere conseguenze gravissime sui mercati finanziari.
Nella sua introduzione, il presidente della Corte, Andreas Vosskuhle, ha riconosciuto che il voto del Parlamento va rispettato, ma ha anche annunciato che le due leggi saranno sottoposte a una verifica molto accurata, il che, secondo alcuni esperti, potrebbe significare anche 2-3 mesi prima che si arrivi alla ratifica definitiva. Il fatto che Vosskuhle abbia deciso di procedere con udienza pubblica denota l’importanza attribuita alla questione, ma anche, secondo alcuni osservatori, la ricerca di visibilità e rilevanza da parte dei giudici, che peraltro godono di un’alta considerazione presso l’opinione pubblica. Alla Corte (composta di 16 magistrati, di cui solo 8 decideranno su questo caso) sono stati presentati sei ricorsi per ottenere un’ingiunzione che blocchi le due disposizioni fin quando non si arrivi a una sentenza definitiva, da parte della sinistra della Linke, di un ex deputato cristiano sociale euroscettico e dal movimento “Più democrazia”.
La Corte, ha scritto il quotidiano conservatore “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, prende il posto, sulle questioni europee, di un’opposizione inesistente. Socialdemocratici e verdi hanno votato a favore, insieme ai partiti della maggioranza, in questo come in altri casi di approvazione parlamentare di misure sulla crisi dell’eurozona. Fin dall’anno scorso, i giudici di Karlsruhe hanno imposto al Governo un preciso percorso parlamentare, prima e dopo ogni accordo in sede europea, a difesa delle prerogative del Bundestag, dopo che nel 2009 avevano addirittura sospeso temporaneamente l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Il presidente della Repubblica, Joachim Gauck, che ha accettato la richiesta della Corte di posporre la firma degli atti fin quando non sia concluso l’esame costituzionale e che nei giorni scorsi ha sollecitato il cancelliere Angela Merkel a spiegare meglio le proprie scelte politiche all’opinione pubblica, ha dichiarato di esser «contento che quest’azione sia stata avviata».
Il Governo vede le cose diversamente. Anche se Berlino non ha certo brillato per celerità di decisione nella crisi dell’eurozona, si rende conto dei possibili danni di un rinvio. L’Esm, da 500 miliardi di euro, sarebbe dovuto entrare in funzione il 1° luglio. La data è stata rinviata al 9, in attesa del voto di entrambi i rami del Parlamento tedesco. Ora si rischia un’ulteriore dilazione. «Un rinvio dell’Esm – ha detto ieri a Karlsruhe il ministro Schäuble – potrebbe causare nuova, considerevole incertezza sui mercati e una notevole perdita di fiducia nella capacità dell’eurozona di prendere le decisioni necessarie nei tempi appropriati. I dubbi sulla possibilità costituzionale o sulla prontezza della Germania ad arginare i pericoli per la stabilità finanziaria nell’area euro potrebbero portare a un forte peggioramento dei sintomi dell’attuale crisi. Alcuni Paesi potrebbero trovarsi con ulteriori problemi a finanziarsi, il che farebbe sorgere degli interrogativi sulla stabilità dell’eurozona nel suo complesso».
Non è detto che la perorazione del ministro per una decisione in tempi rapidi faccia breccia sui giudici. Anche perché, poco dopo, le sue parole sono state parzialmente contraddette dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. «Una ratifica rapida – ha detto il banchiere centrale – non è una garanzia che la crisi non peggiori ulteriormente» e ha osservato anche che il patto fiscale non è sufficiente ad assicurare la stabilità dell’eurozona.
Intanto, la precedente pronuncia della Corte costituzionale secondo cui tutte le decisioni europee devono passare al vaglio del Bundestag costringerà i parlamentari tedeschi a interrompere le vacanze il 19 luglio per votare gli aiuti alla Spagna, prima della riunione dell’Eurogruppo del 20, che dovrebbe prendere una decisione definitiva.
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