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La Corte europea ci condanna “Mini-prescrizioni aiuto agli evasori”

Brutta sorpresa per il governo sulla prescrizione. Ancora una volta l’Europa bacchetta l’Italia per colpa dei tempi di cancellazione dei reati troppo brevi. Dopo i ripetuti richiami dell’Ocse su una prescrizione corta che non consente di contrastare adeguatamente la corruzione, stavolta è la Corte di giustizia del Lussemburgo, su sollecitazione del tribunale di Cuneo, che per la prima volta invita addirittura i giudici italiani a «disapplicare» la legge ex Cirielli qualora essa «leda gli interessi finanziari della Ue». Legge del dicembre 2005, voluta da Berlusconi per via dei suoi processi, che ha ridotto della metà il tempo concesso ai magistrati per indagare e chiudere i dibattimenti.
Sul tavolo della Corte Ue le frodi carosello e gli acquisti di champagne di Ivo Taricco e di altri imputati avvenuti tra il 2005 e il 2009 aggirando il pagamento dell’Iva, reati in parte già prescritti o in corsa verso l’ultimo termine del 2018. Un caso di denegata giustizia che ha spinto i giudici italiani a chiedere alla Corte se il nostro diritto nonrischi di creare una nuova possibilità di esenzione dall’Iva, ovviamente non prevista dal diritto dell’Unione. Quesito che ha ottenuto risposta pienamente positiva in Lussemburgo visto che l’articolo 325 del Trattato sul funzionamento della Unione stabilisce che gli Stati membri debbano lottare con misure effettivamente dissuasive contro le attività illecite che ledono gli interessi della stessa Ue. Poiché il suo bilancio è finanziato anche dalle entrate dell’Iva, la sua mancata riscossione ne danneggia concretamente gliinteressi. La decisione di Lussemburgo piomba sul braccio di ferro politico che, ormai da mesi, blocca la riforma, già di per sé soft, della prescrizione proposta dal governo Renzi, orologio fermo dopo la sentenza di primo grado, due anni per l’Appello e uno per la Cassazione, poi le lancette ripartono se il dibattimento non è finito. In sostanza tre anni in più per chiudere un processo. Ma il ddl è bloccato al Senato dopo il via libera della Camera, per via della rissa nella maggioranza tra il Pd e i centristi di Ncd. Come più volte ha dichiarato il vice ministro della Giustizia, l’alfaniano Enrico Costa, il testo non passerà mai se la prescrizione per la corruzione dovesse restare quella proposta dalla Pd Donatella Ferranti, il massimo della pena più la metà. Nessun compromesso possibile. Inutili i numerosi incontri per tentare una mediazione. I magistrati, nel frattempo, hanno bocciato la riforma che, come ha detto più volte il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, non risolve il problema, perché per ottenere un risultato la prescrizione andrebbe fermata dopo l’inizio dell’azione penale.
A complicare la partita politica c’è l’intreccio tra prescrizione e riforma delle intercettazioni. Anche qui Ncd alza il prezzo, chiede che tutti i casi di ingiusta detenzione portino a una denuncia disciplinare per le toghe. Il responsabile Giustizia del Pd David Ermini tenta di chiudere su entrambi i fronti: «La partita sulla prescrizione è durata anche troppo a lungo. Ma bisogna lavorare pure sui tempi dei processi». Quasi una mano tesa a Costa che si limita a una provocazione: «I processi lumaca generano prescrizioni. Le prescrizioni lunghe generano processi lumaca. I processi rapidi impediscono le prescrizioni». Una conferma che non esistono margini di possibile trattativa. Soprattutto perché la presidente della commissione Giustizia della Camera, la Pd Donatella Ferranti, non molla sulla prescrizione della corruzione. Definisce «un monito ultimativo» la decisione di Lussemburgo e chiede che «la riforma esca dal limbo parlamentare per diventare al più presto legge ». Ma Costa ribatte: «Se il testo resta così com’è al Senato Ncd vota contro».
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