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La Corte di giustizia boccia il Tribunale dei brevetti Ue

di Luigi Chiarello

Tutto da rifare. La Corte di giustizia europea boccia il futuro Tribunale dei brevetti europeo e comunitario, bollando il progetto di accordo come «non compatibile col diritto dell'Unione europea». Il no dei giudici è giunto attraverso un parere preventivo, che lo stesso Consiglio dell'Unione ha richiesto alla Corte, per comprendere se il progetto di nuova istituzione fosse compatibile o meno col diritto Ue. Il parere è giunto. E la Corte di giustizia ha bocciato l'impianto nel suo complesso, perché se approvato «snaturerebbe le competenze attribuite alle istituzioni dell'Unione e agli stati membri, le quali sono essenziali alla salvaguardia della natura stessa del diritto dell'Unione». Non solo. Secondo i giudici del Lussemburgo «una pronuncia del Tribunale dei brevetti europeo, che violasse il diritto dell'Unione, non potrebbe essere oggetto di un giudizio di violazione, né comportare una qualsivoglia responsabilità patrimoniale in capo a uno o più stati membri». Mentre oggi, in Europa, vige il principio in base a cui «uno stato membro è obbligato a risarcire i danni arrecati ai soggetti dell'ordinamento per violazioni del diritto dell'Unione a esso imputabili, qualunque sia l'organo, anche giurisdizionale, di tale stato all'origine della trasgressione». Principio, questo, applicato anche se la violazione del diritto Ue è commessa da giudici nazionali, perché in tal caso si può adire la Corte di giustizia, per far accertare l'eventuale violazione nei confronti dello stato interessato. Nel merito. La Corte di giustizia non ha risparmiato critiche al progetto del Consiglio. Tra le preoccupazioni maggiori c'è l'esproprio di competenze ai danni dei singoli stati. Il ragionamento in sostanza è questo: essendo il nuovo tribunale dei brevetti europeo «un organo dotato di personalità giuridica propria in forza del diritto internazionale», esso si vedrebbe attribuire competenze esclusive su un numero rilevante di azioni promosse da privati in materia di brevetti. In particolare, avrebbe potere esclusivo di giudizio sulle azioni per violazioni effettive o rischio di violazioni di brevetti, sulle azioni di nullità e su azioni per risarcimento danni o indennizzo. Di conseguenza, gli organi giurisdizionali degli stati Ue verrebbero istantaneamente privati di tali competenze e conserverebbero solo pochi compiti, non rientranti tra quelli attribuiti al nuovo Tribunale dei brevetti europeo. E dato che il progetto di accordo prevede anche una procedura, che toglie ai giudici nazionali la facoltà di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, riservandone la facoltà al solo Tribunale dei brevetti Ue, l'istituzione di quest'organo giurisdizionale, secondo le toghe del Lussemburgo «priverebbe i giudici nazionali della facoltà, per non dire, eventualmente, dell'obbligo di adire la Corte in materia di brevetti». Il trilinguismo. Nonostante alcuni stati (tra cui l'Italia), in sede di audizione presso i giudici Ue, abbiano sollevato il problema del trilinguismo imposto alla redazione delle istanze di brevetto europeo, il parere della Corte nulla dice a riguardo. Eppure, il 2 luglio 2010, il collegio degli avvocati generali della Corte di giustizia aveva concluso che la redazione obbligatoria delle domande di brevetto in inglese, francese o tedesco, viola il diritto dei cittadini alla difesa nella propria lingua (ItaliaOggi del 15/2/2011). Come si ricorderà, il consiglio Ue ha ottenuto dall'Europarlamento l'ok alla cooperazione rafforzata a 25 stati per il varo del nuovo tribunale dei brevetti (ItaliaOggi del 16/2/2011). Mossa fatta per superare il veto di Italia e Spagna al trilinguismo. Ora, il parere della corte di giustizia affossa il progetto.



 

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