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La corsa del mercato dell’auto. A novembre vendite su del 23,5%

MILANO Corre, e molto più del previsto, l’Italia: +23%. Tiene lo stesso passo la Spagna: +25,4%. Torna a una crescita a due cifre la Francia, che sale dell’11,3%. E se l’Europa resta comunque lontana dai picchi pre crisi, dall’altra parte dell’Oceano gli Stati Uniti rallentano ancora il ritmo ma, intanto, si avviano a battere un record di vendite datato ormai 2001. Il novembre dell’auto si chiude ovunque così: in salita. E ovunque — dai Paesi Ue, agli States che sono già oltre e ora semmai temono il rischio saturazione — Fiat Chrysler Automobiles fa nettamente meglio delle medie.
Ieri, giorno di bilancio mensile per quasi tutti i maggiori mercati, Sergio Marchionne aspettava l’ufficializzazione dei dati dal Consiglio Italia-Usa (di cui è presidente) riunito a Washington. Attesa riempita con le classiche domande-risposte ad ampio raggio.
C’è la stretta attualità economica, a partire dai numeri sul Prodotto interno lordo italiano e quel +0,8% che da noi delude, e preoccupa, i più. Non il leader di Fca, però, che al contrario avverte: «Bisogna stare attenti a non credere che un dato trimestrale cambi la traiettoria dello sviluppo. Il sistema industriale italiano sta tirando a cento all’ora, io continuo ad avere fiducia nel sistema». C’è l’immancabile richiesta di aggiornamento sul dossier fusione-Gm, che aggiornamenti però non ha, o meglio: Marchionne annuncia che nel pomeriggio vedrà Mary Barra, ma solo perché «ho una riunione con Anthony Foxx, il segretario ai Trasporti, che ha convocato tutti i capi dell’auto» e dunque anche l’amministratore delegato di General Motors.
Nel frattempo, cominciano ad arrivare le fotografie dai vari mercati. In Italia, quel novembre che per il big boss di Fiat Chrysler «è andato piuttosto bene» ha in realtà girato a mille. Un giorno lavorativo in più, le promozioni, la crescita continua del noleggio e le immatricolazioni consentono di ogni più rosea aspettativa della vigilia. Anche per Fca. In un quadro che vede le vendite complessive salire del 23,5%, con 134 mila vetture che portano a 1,464 milioni il totale dei primi 11 mesi (+15,5%) e fa stimare al Centro Studi Promotor un 2015 a quota 1,570 milioni (comunque ancora sotto del 37% sui livelli ante crisi), le auto made in Torino-Detroit battono la media dei risultati: +26,1% sul mese, con una quota che risale di 0,6 punti al 27,9%, e +17,68% nel cumulato gennaio-novembre.
È andata allo stesso modo in Spagna e in Francia, e sempre grazie (soprattutto) a Panda, linea 500 e Jeep. Idem — ma questa volta il merito è essenzialmente di Jeep — negli Stati Uniti. Anche se là le percentuali tornano a una cifra, quello che comunque si annuncia come il miglior novembre della storia vede Fca allineare il 68esimo mese consecutivo di crescita, con un 3% che è esattamente il doppio del tasso di Gm. Piatto l’andamento di Ford, la terza del big three. Non è questo, tuttavia, a segnare il novembre americano. Il dato più atteso è un’eclatante conferma. Volkswagen, che in Europa tiene (e in Italia fa addirittura +27%), negli Usa paga pesantemente lo scotto del dieselgate: crollo del 25%.

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