Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La corsa dei divorziati allo sconto sull’assegno “Fateci pagare meno”

«Avvocato, alla grande! La Cassazione dice quello che le dicevo io, perciò adesso faccia la cortesia di avvisare mia moglie, le dica che se vuole, può andare a fare la badante». È questa una frase che ieri s’è sentita dire da un imprenditore un’importante avvocato divorzista milanese. E che rende l’idea di quello che, dietro le quinte, sta avvenendo in queste ore in Italia.
La sentenza della prima sezione civile, come si sa, ha eliminato come criterio per l’assegno divorzile il «mantenimento dello stesso tenore di vita» da parte del coniuge economicamente più debole. «Non credo, come dicono alcuni colleghi, che si possano cambiare gli accordi già presi o invocare restituzioni», premette l’avvocato Cesare Rimini. Ed è infatti soprattutto sugli accordi in corso d’opera che cresce la fibrillazione, la decisione da piazza Cavour a Roma si è propagata lungo la Penisola con la velocità di una freccia: «L’altra notte tornavo a casa — racconta l’avvocato Francesca Albertini — e m’ha chiamato un cliente, per il quale abbiamo un’udienza appena fissata, e alla quale siamo arrivati dopo un faticosissimo accordo tra le parti. Invece dell’assegno, fissato a 4mila euro, per chiudere il divorzio avevamo pensato a un importante trasferimento immobiliare “una tantum”, perché la moglie è una dirigente, ha uno stipendio di varie migliaia di euro al mese e risparmi notevoli. Insomma, una super- casa a saldo e avremmo potuto salutarci. Invece, “Ci voglio ripensare”, mi ha detto al telefonino, aggiungendo: “Trovi lei, avvocato, il modo, ma in udienza non vorrei più venire”».
Gli studi legali dei civilisti, così come le aule dei giudici dove ci si separa, sono da sempre teatro di sfuriate, singhiozzi, recriminazioni e dolcezze inattese. Da ieri gli «ex» sembrano diventati anche cassazionisti e, per dirla con l’avvocato Paola Pastore, «vengo chiamata sia da mariti contenti, sia da mogli preoccupate. Come una cliente che aveva concordato nella separazione dal marito, un grande medico, un assegno sui 5mila euro. Al momento del divorzio la somma è scesa a 4mila e 500. E ora domanda: “Mio marito adesso che farà?” ».
Difficile, ma non impossibile la risposta: «Noi al momento non abbiamo ricevuto, come temevamo, la telefonata dell’avvocato della controparte, ma — spiega l’avvocato Pastore — la Cassazione ha dato ragione a chi? All’ex marito di un’imprenditrice, che ha titoli di studio, e non aveva mai percepito l’assegno di mantenimento durante la separazione. Quindi, per la signora in questione, ottenere l’assegno divorzile era già una “impresa disperata”, mentre nel mio caso si tratta di una persona che per dieci anni ha percepito il mantenimento, ha già la sua età e non ha mai preteso di mantenere il tenore di vita, altissimo, di prima. Quindi, ho detto alla signora, noi confidiamo che l’ex marito mantenga la parola, se no reagiremo ».
Storie simili, nella totale tutela dei nomi, si raccolgono in ogni studio. Attraverso mail, WhatsApp e cellulare, «ma qui solo i clienti amici», è stata assediata Cristiana Pislor: «Siamo di fronte a un cambiamento epocale, senza dubbio, ma ad influire sulle decisioni dei giudici non esiste solo il criterio, abolito dalla sentenza, del mantenimento dello stesso tenore di vita. Conta altro, per esempio da quando tempo durava il matrimonio ». Anche a Daniela Missaglia sta «scoppiando il centralino e spiego a tutti che non siamo in un regime di “common law” e che si valuterà caso per caso, anche per evitare ingiustizie». Come quella a cui vorrebbe dedicarsi un industriale, che accumula denaro in un settore in crescita: «Sua moglie — racconta un legale — lo conosce dai banchi dell’università, lei non è ricca, ma era bravissima, ottimi voti, lei lo segue all’estero, decidendo di mettere da parte la laurea e pensare ai figli e alla casa. Gli ha dato consigli, l’ha sostenuto, poi, rientrati in Italia, lui conosce una giovane rampante, nel suo settore di lavoro, e se ne va di casa. L’ex moglie, con i figli già grandi, è in crisi, perché il marito, sobillato dalla giovane, le ha già fatto sapere che ricorrerà. E non ha un amaro senso retroattivo la sola possibilità che questa ex moglie, dopo tutto quello che ha perso, perda anche l’assegno divorzile? ».
Ora, se appare difficile che un tribunale possa dissanguare una signora che ha superato i sessant’anni, che cosa può accadere «a un’ex segretaria, che ha sposato il professionista titolare dello studio e adesso fa fatica a reinserirsi, dopo un divorzio emotivamente complesso? Mi ripete: “Non c’è lavoro per i giovani laureati, io che a quarant’anni che vado a fare?”».
Ecco perché Anna Maria Bernardini de Pace, per dissotterrare l’ascia di guerra, usa una celebre citazione di Leonardo Sciascia: «Dopo questa sentenza si comprenderà chi sono gli uomini e chi sono i quaquaraquà. A me la filosofia della sentenza piace, le donne devono essere forti e indipendenti, e non certo lasciarsi mantenere in modo parassitario, ma occhio agli equivoci. Un cliente, ottima persona, m’ha appena chiamato per dire “Smettiamo di pagare”, ma lui non paga l’assegno divorzile, bensì il mantenimento dei figli, che è cosa ben diversa. E glielo avrò spiegato almeno venti volte».

Piero Colaprico

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa