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La cordata italiana spinge su Ansaldo Energia

Grandi manovre attorno ad Ansaldo Energia, controllata di Finmeccanica. Nelle ultime ore il riassetto della società genovese avrebbe infatti avuto un’accelerazione. Ormai si profila la cessione del 100% di Ansaldo Energia. Non sarebbe soltanto Finmeccanica, che possiede il 55% dell’azienda genovese, ormai pronta alla dismissione dopo aver allertato i propri advisor Deutsche Bank e Banca Imi, ma anche il socio di minoranza americano, il fondo Usa First Reserve, che possiede il restante 45%, avrebbe ormai avviato le procedure per valorizzare la propria partecipazione, assegnando negli ultimi giorni un incarico alla banca d’affari americana Goldman Sachs.
La strategia dei venditori trova la ragion d’essere nella forte spinta che il dossier ha ricevuto dal possibile compratore favorito fino ad oggi: cioè Siemens. E se da un lato il colosso tedesco sembra aver trovato la struttura della propria offerta, aiutato su questo fronte dall’advisor Credit Suisse, dall’altro lato si sta muovendo il Fondo strategico (Fsi) guidato da Maurizio Tamagnini nella costituzione di una cordata a maggioranza italiana. Il mercato guarda anche al ruolo che avrebbe il Governo nella partita e in particolare al benestare che l’operazione avrebbe ricevuto dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera.
Dopo la proposta d’acquisto preliminare presentata nei giorni scorsi, proprio per fornire una valida alternativa al gruppo tedesco, la cordata italiana punta su Ansaldo Energia per definire nei dettagli la struttura dell’offerta. Uno dei nodi sarà ottenere l’adesione formale alla cordata dei gruppi imprenditoriali con i quali, per ora, ci sarebbero state soltanto trattative e discussioni. Tanti i nomi che stanno circolando in queste ore, ma al momento non ci sarebbe nessuna conferma ufficiale: dalla famiglia genovese Malacalza, che ha liquidità per circa un miliardo da investire, fino a soggetti bancari come l’istituto genovese Carige. L’impressione è che il Fondo strategico, il braccio finanziario della Cassa depositi e prestiti guidata da Giovanni Gorno Tempini, si sia manifestato a Finmeccanica con una proposta preliminare ufficiale, proprio per contrastare l’azione di Siemens, ormai pronta a chiudere la partita sull’azienda genovese.
Riuscirà il Fondo strategico a superare Siemens? L’azienda tedesca è il gruppo che meglio conosce Ansaldo Energia, viste le storiche relazioni commerciali sui brevetti. Non bisogna poi dimenticare che già sette anni fa Siemens ha provato a comprare l’azienda genovese confrontandosi proprio con una cordata a maggioranza italiana dove dovevano essere presenti la Erg della famiglia Garrone e la francese Technip. Allora non se ne fece nulla. Ora Siemens ci riprova e, secondo le indiscrezioni, sembra aver trovato la quadratura del cerchio. Non soltanto avrebbe avviato trattative concrete con Finmeccanica, ma anche con i soci americani di minoranza di First Reserve, entrati tre anni fa in Ansaldo Energia mettendo sul piatto 225 milioni di euro, in modo da comprare la totalità dell’azienda. Il prezzo base di Siemens, secondo i rumors, sarebbe la valutazione di 1,3 miliardi di euro per il 100% delle azioni, cioè una volta le vendite e 8 volte il valore d’impresa/ebit della società. Del resto, oggi gli analisti valutano in media la quota di Finmeccanica in Ansaldo Energia circa 540 milioni. Se dovesse concretizzarsi la valutazione di 1,3 miliardi, l’incasso per Finmeccanica sarebbe di circa 700 milioni, così che il gruppo di piazza Monte Grappa potrebbe avvicinarsi all’obiettivo di un miliardo per il programma di cessioni e a un livello di indebitamento consolidato netto verso i 2,6 miliardi di euro. Per il gruppo della difesa guidato da Giuseppe Orsi sembra del resto arrivato il momento delle scelte. Il prossimo 16 ottobre è previsto a Palazzo Chigi un incontro tra il Governo e i vertici del colosso italiano per fare il punto proprio sul futuro del mercato europeo dell’aeronautica dopo l’eventuale fusione Eads-Bae. Se quest’ultimo matrimonio dovesse andare in porto, Finmeccanica potrebbe essere candidata a un merger con la francese Thales.

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