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La cordata Cdp fa l’offerta per Aspi a gestione italiana

Fumata quasi bianca. Positiva però non ancora abbastanza da far considerare chiusa la partita. Ieri, dopo un lungo cda, Cdp ha deliberato di presentare un’offerta preliminare ad Atlantia per rilevare Aspi. L’offerta sarà fatta con i due compagni di cordata Blackstone e Macquaire, attraverso una società costituita appositamente – una bidco – che in un secondo momento potrà essere aperta anche ad altri soci italiani. A partire da F2i, ipotesi cara ad una parte del governo (secondo alcune fonti oggi le fondazioni bancarie si sono incontrate presso il Mef). Se questo succederà i tre soci scenderanno in modo proporzionale e per Cdp è previsto che si possa diluire fino al 30-33% (dal 40 che dovrebbe essere la quota iniziale del veicolo che rileverà l’88% di Aspi). In realtà alcuni di questi particolari non sono ancora scritti nella pietra, perché il comunicato a tarda serata non era stato ancora diffuso. Ma il consenso su questi aspetti è alto.
Un paio di ore dopo l’apertura, invece, il consiglio di Atlantia è stato sospeso e rinviato ad oggi, visto che dal cda di Cassa non arrivavano offerte formali. Basterà ora l’offerta preliminare? Cdp e i suoi soci esteri chiedono ancora una manciata di giorni, fino al 28, per firmare un memorandum of understanding più stringente, poi da verificare alla luce di una due diligence serrata, di dieci settimane, che dovrebbero portare alla firma definitiva.
Dunque, per ora non dovrebbe essere stato indicato il prezzo e non c’è nessun impegno vincolante (come invece aveva chiesto Atlantia). Però c’è un percorso chiaro e la richiesta di far slittare l’assemblea di Atlantia del 30 ottobre, quella che dovrebbe decidere su vendita in blocco o scissione di Aspi dalla controllante. Tutto – faticosamente – stabilito invece sul fronte dei rapporti nella cordata Cdp-Blackstone e Macquaire. Alla Cassa vanno poteri di gestione molto chiari, a partire dall’indicazione dell’amministratore delegato e del presidente (in caso di rifiuto dovranno motivare la loro contrarietà). Su altri aspetti invece i tre partner avranno tutti poteri di veto e, in prospettiva, potrebbe esserci anche una quotazione, come way out per i fondi (anche se questi non sono aspetti ancora definiti). Non era un risultato scontato, vista la dialettica che c’è stata tra le parti. E vista la rilevanza della partita, che vede lo stacco di un sostanzioso assegno. La valutazione, compreso lo sconto o le altre forme di assicurazione per i danni indiretti provocati dal crollo del ponte Morandi, faranno parte delle serrate valutazioni della cordata, se oggi Atlantia deciderà di accettare la proposta. Tra le condizioni sul piatto ci sarebbe anche il rientro dell’indebitamento di Atlantia verso Cdp.
Ieri intanto c’è stato il corposo arrotondamento della quota del fondo Tci in Atlantia, dal 6-7% al 10% attuale. Una posizione costituita proprio per farsi sentire in assemblea.
Difficile però pensare in questo stadio a percorsi diversi da quelli in campo. Comprese ipotesi di coinvolgimenti di Webuild (ufficialmente sempre escluse dal costruttore), con il sostegno di Cdp, che alcuni advisor stavano studiando.
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