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Per la «cooperative compliance» si chiude il quadro normativo

La cooperative compliance si arricchisce delle istruzioni operative. In settimana dovrebbe arrivare il provvedimento attuativo dell’agenzia delle Entrate. A dare la notizia il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, che ha parlato a margine di un incontro che si è svolto ieri all’Università Cattolica di Milano dal titolo «Il nuovo istituto della cooperative compliance».
Il provvedimento in via di pubblicazione – al più tardi arriverà agli inizi della prossima settimana – riguarda la procedura: «si tratta di un documento molto importante – spiega Orlandi – perché disegna tutto quello che avverrà».
Una volta attuata la fase procedurale sarà emanato un ulteriore provvedimento che, spiega Orlandi, «servirà a regolare in maniera più organica i rapporti tra il regime della cooperative compliance e il regime del ruling internazionale; due fasi distinte, con competenze distinte ma entrambe seguite dalla Direzione centrale accertamento delle Entrate. La necessità di un “raccordo” – prosegue Orlandi – è già emersa per le società multinazionali che accedono al nuovo istituto. L’obiettivo è evitare sovrapposizioni».
A oggi l’Agenzia sta verificando l’ammissibilità alla cooperative compliance di una decina di soggetti, a cui vanno ad aggiungersi altre 15/16 richieste che saranno valutate nei prossimi mesi.
La cooperative compliance rientra nel solco delle strategie messe in campo dall’Italia per diventare più “attrattiva” per i finanziamenti stranieri. «Ci siamo ispirati all’Ocse e alle regole di Olanda, Austria e Stati Uniti – spiega Orlandi – e siamo tra i primi Paesi Ue ad agire su questo fronte. Se devo spiegare la cooperative compliance con uno slogan posso dire che diamo alle aziende certezza in cambio di trasparenza». La fase sperimentale è partita nel 2013, e vi hanno partecipato 14 aziende (sulle 84 che ne hanno fatto richiesta). Ora l’accesso è consentito alle aziende che hanno un volume d’affari o ricavi di almeno 10 miliardi di euro (un miliardo di euro per chi ha partecipato alla fase sperimentale); nel tempo l’obiettivo è di ampliare la platea.
Un’altra leva che si poggia sulla certezza delle regole è quella degli interpelli per i nuovi investimenti per importi pari o superiori a 30 milioni di euro. Al momento sono stati sbloccati investimenti anche miliardari che prevedono la creazione di almeno 77mila posti di lavoro.
Il vantaggio di questi nuovi strumenti per l’impresa – secondo Bruno Ferroni, direttore fiscale del Gruppo Ferrero, il primo ad aver chiuso un accordo di cooperative compliance con il fisco italiano, è il fatto di poter limitare l’incertezza: «I veri rischi per l’impresa sono legati a ciò che non conosce – spiega Ferroni – strumenti come la cooperative compliance e l’interpello investimenti danno maggior consapevolezza e quindi capacità di gestione».
L’Iva resta il grande “buco nero”: l’evasione nel 2014 in Italia è stata di 40 miliardi, e anche se è in calo, resta un problema. Ma un aiuto – secondo il generale della Guardia di finanza Giuseppe Vicanolo – può arrivare, anche qui, dalla cooperative compliance: «I soggetti che vi aderiscono diventano per la Gdf “leali e affidabili” e ciò permetterà di liberare risorse che saranno impiegate a contrastare le frodi». Un circolo virtuoso che sta muovendo i suoi primi passi.

Federica Micardi

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