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La convivenza nascerà dal legale

La convivenza nascerà dall’avvocato. Il contratto che regolerà le questioni patrimoniali dei conviventi potrà essere autenticato dal legale, oltre che dal notaio. È una delle novità del pdl sulle Unioni civili e sulle convivenze di fatto (pdl Cirinnà) su cui stasera o, al massimo domani mattina, sarà votata la fiducia alla camera. I nuovi istituti sono due e andranno ad affiancare il matrimonio. Nel dettaglio, le persone dello stesso sesso avranno a disposizione sia l’unione civile sia la convivenza. Mentre le persone di sesso diverso potranno unirsi in matrimonio oppure scegliere la convivenza. I tre regimi si differenzieranno quanto a diritti e doveri personali e patrimoniali. La convivenza, infatti, sarà il rapporto a due di livello base, la cui disciplina sarà una somma di diritti e doveri senza, però, la creazione di un soggetto distinto. Il salto di qualità rispetto alla situazione attuale, che già ha riconosciuto in via giurisprudenziale prerogative a favore del convivente di fatto, sarà rappresentato dal contratto di convivenza. Si tratterà, infatti, di un contratto tipico, con cui si disciplineranno aspetti prettamente patrimoniali. Per la certezza dei rapporti sarà, quindi, opportuno che le parti sottoscrivano un contratto di questo tipo. Ed è proprio qui che emergerà la nuova competenza in capo agli avvocati, che saranno equiparati ai notai per la autentica della sottoscrizione. Ma non si tratterà solo di certificare l’autografia delle firme. L’avvocato e il notaio dovranno fare qualcosa di più: asseverare la liceità dell’accordo. Se l’accordo prevederà il pagamento di somme, l’autentica notarile farà assumere per quella parte anche la natura di titolo esecutivo, su cui si potrà fondare il pignoramento. Senza il contratto, la convivenza sussisterà comunque ma i rapporti patrimoniali, come ad esempio la modalità di contribuzione ai bisogni della stessa, saranno indefiniti. Il rapporto di convivenza rimarrà comunque precario, tanto che basterà la volontà unilaterale di uno dei due partner per fare venire meno il contratto di convivenza. Del tutto nuova è, poi, la delega per le decisioni sanitarie, che potrà essere redatta senza formalità. L’unione civile, che non sarà utilizzabile dalle coppie eterosessuali, assomiglierà molto al matrimonio, a parte la mancanza dell’obbligo di fedeltà. Ci vorrà un atto costitutivo, ci saranno una disciplina legale piena dei rapporto personali e patrimoniali e una soggettività dell’unione (un unico cognome è possibile) e ci vorranno formalità simili al divorzio per lo scioglimento.

Antonio Ciccia Messina

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