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La conversione dei subordinati in azioni e il nodo dell’opzione al test in assemblea

Il board di Mps, fino a pochi giorni fa, stava valutando di chiedere all’assemblea degli azionisti programmata per fine ottobre – e con ogni probabilità destinata a slittare ormai a fine anno – una delega “aperta” per il maxi-piano patrimoniale da 5 miliardi. Aperta nel senso che, date le complessità del piano, sarà impossibile dettagliare anticipatamente l’importo dell’aumento da offrire in opzione agli azionisti, la quota eventualmente riservata all’anchor investor che gli advisor stanno cercando, e la porzione di equity che sarà riservata alla conversione volontaria dei 3 miliardi di bond subordinati in mano agli investitori istituzionali.

L’esigenza di avere una delega “aperta” da parte dei soci deriva soprattutto dall’imprevedibilità dell’esito della conversione dei bond che avverrà, secondo fonti finanziarie, attraverso il lancio di un’offerta pubblica di scambio (Ops)con emissione di azioni contestuale a quella dell’aumento in opzione. Con questa coincidenza di tempi, i bondholders effettuerebbero la conversione in azioni senza dover partecipare alla ricapitalizzazione a pagamento.
Questo schema sarà portato avanti anche dal futuro amministratore delegato Marco Morelli che sarà nominato oggi dal board di Mps? Provenendo da Bofa-Merrill Lynch, che insieme ai capofila JP Morgan e Mediobanca fa parte dell’amplio plotone di banche d’affari alle prese col riassetto, è opinione comune che lo schema di fondo dell’operazione non cambierà. Se non per la tempistica, destinata inevitabilmente a slittare al primo trimestre 2017, che gli advisor vogliono allontanare temporalmente dal referendum costituzionale previsto in Italia tra fine novembre e inizio dicembre.
Più tempo per portare l’operazione sul mercato comporterà anche una dilazione dei tempi finora calendarizzati per i vari passaggi operativi? Toccherà nei prossimi giorni al nuovo ceo far sapere al mercato e alle autorità di Vigilanza se e come cambierà il piano industriale a cui l’advisor Mc Kinsey stava lavorando con l’.d. uscente Fabrizio Viola e che abrebbe dovuto essere approvato dal cda di fine settembre e subito dopo presentato al mercato. E’ normale che il nuovo ceo voglia riesaminare il piano, dovendolo poi far suo e presentare agli investitori come base di rilancio del nuovo Mps che nascerà dopo la maxi-cessione dei 27 miliardi lordi di crediti in sofferenza.
Il piano industriale, oltre a definire il modello di business del futuro, pare che stesse definendo anche un progetto di cessione di asset. Cessioni che dovrebbero realizzarsi comunque a partire dal prossimo anno, senza dunque che le eventuali plusvalenze vadano a ridurre l’entità’ dell’aumento, e che determineranno un incremento del monte dividendi futuro del nuovo Monte Paschi. Sempre che si chiami così’ anche in futuro, poiché’ tra gli elementi di discontinuità’ allo studio (ma non ancora decisi) ci sarebbe anche l’ipotesi di un restyling dello storico marchio esistente da più’ di 500 anni.
Lo snodo principale su cui Morelli è atteso al test del mercato è però il nodo della ricapitalizzazione da 5 miliardi, con la variante della conversione volontaria dei bond subordinati in azioni che potrebbe ridurre l’importo dell’emissione a pagamento. Sul tema è atteso anche un pronunciamento formale da parte della vigilanza europea della Bce. Secondo quanto trapelato finora dal team di advisor di Mps, da parte dell’Ssm presieduto da Danielle Nouy non sarebbero emersi ostacoli di principio alla conversione volontaria dei bond in equity, a patto che la manovra complessiva sul capitale non si discosti dai 5 miliardi previsti. Anche se la struttura del passivo di bilancio, dopo la conversione dei bond, dovrà’ probabilmente essere riequilibrata con il lancio di nuovi bond a partire dal 2017 per non assottigliare eccessivamente il “cuscinetto” finanziario compreso tra capitale e depositi.
Se il futuro della banca dipenderà’ dal successo dell’aumento e quindi dai futuri azionisti, il via libera al piano dovrà arrivare dagli attuali soci. O meglio, da chi si presenterà all’assemblea straordinaria che il board convocherà entro fine anno. Il maxi-aumento è iperdiluitivo per chi non sottoscrivera le nuove azioni e certamente l’assemblea non sarà un passaggio facile. Ai vecchi azionisti sarà assegnata gratuitamente la tranche junior della cartolarizzazione. Titoli quotati, che avranno un valore. Ma che certo non basteranno a compensare le minusvalenze registrate dagli azionisti negli ultimi anni. Si vedrà’ dunque come si comporteranno in assemblea gli investitori istituzionali, consapevoli che un’eventuale bocciatura dell’aumento in assemblea non migliorerebbe il valore delle azioni.

Alessandro Graziani

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