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La Consulta su Fiat-Fiom: l’articolo 19 lede pluralismo e libertà sindacale

È il giorno in cui, ad Amsterdam, l’assemblea di Cnh dà il via libera alla fusione con Fiat Industrial e Sergio Marchionne conferma che sì, l’Olanda «potrebbe» essere la sede anche di Fiat-Chrysler. Pure lì dopo la fusione, ovviamente, ma più o meno nei tempi previsti: se tutto dipende dall’accordo con Veba, e se l’accordo con Veba è legato alle decisioni di un tribunale, il numero uno del Lingotto quel verdetto se lo aspetta «quest’estate». Magari addirittura «prima della fine di luglio». Dopodiché, con buona probabilità, stop alla querelle e inizio della fase operativa (quale che sia: acquisto del 41,5% di Chrysler o avvio delle procedure di quotazione di quello stesso pacchetto). Ma là, negli Usa, con il sindacato è solo questione di prezzo e per dirimere la disputa sarà sufficiente la Chancery Court di Wilmington, Delaware. Qui, in Italia, la guerra a tutto campo con la Fiom chiama in causa questioni di principio ed è finita alla Corte Costituzionale. Aveva già giudicato e bocciato come «illegittimo» l’articolo 19, primo comma, dello Statuto dei Lavoratori. Ieri ha diffuso le motivazioni della sentenza con la quale, il 3 luglio scorso, aveva di fatto segnato un punto pesantissimo a favore della Fiom e riaperto, per i metalmeccanici Cgil, la prospettiva di un rientro pieno in tutte le fabbriche Fiat.

Spiega, la Consulta, che l’articolo 19 dello Statuto rappresenta un «vulnus» all’articolo 39 della Costituzione: consente la rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratti e con ciò va contro «i valori del pluralismo e della libertà sindacale». Non solo. Viola anche l’articolo 3 della Carta, «sotto il duplice profilo dell’irragionevolezza intrinseca di quel criterio e della disparità di trattamento che è suscettibile di ingenerare tra i sindacati».

Alla fine, il nodo torna sempre lì: alla rappresentanza. La Consulta — che evidenza anche i rischi di «forma impropria di sanzione del dissenso» — sottolinea «la molteplicità di soluzioni possibili», ma rinvia ovviamente al Parlamento: «Compete al legislatore» intervenire e riempire il vuoto.

È soprattutto qui che, di nuovo, Fiat e Fiom tornano a dividersi. Per il leader dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, non c’è nulla da discutere né altro su cui legiferare: «Si conferma che la nostra Costituzione va solo applicata. Ora l’azienda ci convochi e il governo si faccia garante dell’applicazione della sentenza». E certamente la convocazione arriverà: Marchionne aveva subito risposto «ok» alla mail speditagli da Landini l’8 luglio, ora si tratta di formalizzare l’incontro (al quale l’amministratore delegato non parteciperà). Per Torino, però, va intanto sgombrato il campo da un equivoco: il Lingotto ha sempre e solo seguito la legge, la stessa «Corte, ritenendo che l’articolo 19 non consentiva «l’applicazione di criteri estranei alla sua formulazione letterale», ha dimostrato l’infondatezza di tutte le accuse, a cominciare da quella infamante di violazione della Costituzione». A questo punto è più che mai «necessario, come anche la Corte suggerisce, che il legislatore affronti rapidamente il generale problema della rappresentanza, garantendo certezza del diritto e uniformità di interpretazione». «Rapidamente» perché, così, il vuoto c’è. E un impatto, la sentenza della Consulta, potrà averlo a seconda dell’interpretazione che «i giudici di merito» daranno dei nuovi criteri. Dunque: «Fiat si riserva di valutare se e in che misura» questo «potrà modificare l’attuale assetto delle proprie relazioni industriali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia». Tradotto: come aveva subito «constatato» Marchionne, quelli annunciati ad Atessa due settimane fa potrebbero essere gli ultimi investimenti del gruppo nel Paese.

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