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La Consulta boccia Aspi “Legittimo escluderla dal cantiere del ponte”

Non fu affatto incostituzionale, «per l’eccezionale gravità dei fatti», escludere Autostrade dai lavori del ponte di Genova. Meno di due ore di camera di consiglio alla Consulta. Poi ecco la storica pronuncia, che proprio per i tempi c’è da immaginare sia stata presa da un’ampia maggioranza, sul crollo e la ricostruzione del ponte che nel 2018, con un decreto, non fu affidata dall’allora governo gialloverde ad Autostrade, la società che lo gestiva e ne aveva la manutenzione.
Riassunta in questa frase, «l’eccezionale gravità della situazione», che peraltro era sotto gli occhi di tutti gli italiani e che aveva sconvolto la vita di chi abitava a ridosso del ponte, c’è la vittoria del premier Giuseppe Conte e la sconfitta di Autostrade, nonché del Tar della Liguria che in cinque diverse ordinanze del dicembre 2019 aveva interrogato la Consulta sull’eventuale violazione dell’articolo 41 della Costituzione, che garantisce la libertà dell’iniziativa economica privata. Ma per la Corte non solo le istanze di Aspi sono da bocciare, ma pure quelle delle altre imprese collegate. Bocciato anche il ricorso sull’obbligo, per la concessionaria, di far fronte alle spese di ricostruzione del ponte e di esproprio delle aree. Insomma, una sconfitta su tutta la linea. E una vittoria anche per il sindaco, nonché commissario straordinario per il ponte, Marco Bucci. Che però ha accolto la notizia con moderata soddisfazione: «Prendo atto di una decisione che ci aiuterà a procedere ancora più spediti». La sua freddezza deriva dal fatto che comunque il nuovo ponte sarà gestito da Autostrade, almeno fino all’eventuale revoca, come ha disposto la ministra per le Infrastrutture Paola De Micheli. Tant’è che Bucci dice ancora: «Sono un dipendente dello Stato ed eseguo, anche se capisco i sentimenti dei parenti delle vittime ».
La pronuncia della Consulta, di cui è relatore il giudice Augusto Barbera, riduce notevolmente i margini di manovra legale di Autostrade. Tecnicamente gli avvocati della società potrebbero chiedere che prosegua la causa davanti al Tar Liguria. Ma considerato che i capisaldi del loro ricorso erano le questioni di legittimità costituzionale spazzate via dalla Consulta, le chance di vittoria sarebbero minime, considerate anche le durissime opposizioni degli avvocati dello Stato Vincenzo Nunziata, Alessandro Jacoangeli, Annamaria Bonomo e Giuseppe Novaresi. Che davanti alla Corte hanno insistito perché tutte le questioni di costituzionalità sollevate fossero respinte per la gravità della situazione che si era creata dopo il crollo del ponte.
Altro scenario è invece quello finalizzato a non perdere, o a ridurre al minimo il salasso economico, la famosa concessione. Il fortino giuridico in cui potrebbe asserragliarsi Aspi è quello della Convenzione adottata con una legge.
In essa la procedura di revoca è prevista al termine di una serie di passaggi e vincoli che la rendono difficilissima da ottenere: a meno di un esborso, fra risarcimenti e penali, che potrebbe arrivare a superare i 20 miliardi di euro. E se il governo procedesse con una revoca da Aspi ritenuta non soddisfacente, i giudici deputati a decidere l’eventuale causa sarebbero quelli civili del tribunale di Roma.
Commissario Il sindaco di Genova Marco Bucci, commissario alla ricostruzione del ponte Morandi
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