Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Consob: in Piazza Affari più aperto il reticolo dei patti

Tra le scatole cinesi e l’ideale liberale di Luigi Einaudi, acerrimo detrattore del «capitalismo di relazione», siamo giusto a metà. Non veleggiamo ancora verso l’apertura convinta al mercato con società quotate perfettamente contendibili, eppure l’influenza di piramidi societarie e di incarichi incrociati nei consigli di amministrazione sta man mano perdendo di forza. L’esito è lo scioglimento di un «reticolo blindato», ha detto ieri Giuseppe Vegas, presidente di Consob, durante la presentazione del rapporto sulla corporate governance redatto dall’authority di vigilanza sul mercato borsistico. «Certi patti non sono più sostenibili perché la società che è al centro del reticolo — ha detto Vegas commentando la slide sul cambio di assetti della cosiddetta galassia Mediobanca — non ha più le risorse economiche per sostenere il sistema». A favorire questo processo è stato il regolamento Consob sulle operazioni con parti correlate, datato 2010, che ha come stella polare la tutela degli azionisti di minoranza. Non siamo tuttavia alla sostituzione del «salotto buono», metafora della finanza italica, perché resistono le virtù (e i vizi) del capitalismo familiare, tanto che il 60% delle società italiane quotate a Piazza Affari sono controllate da famiglie imprenditoriali, anche se il loro valore di capitalizzazione (il 27%)è inferiore. L’istantanea Consob restituisce anche una leggera diminuzione degli incarichi incrociati nei board , mentre il 44% dei consigli è composto da amministratori indipendenti a tutela della trasparenza. In calo anche le azioni senza diritto di voto (meccanismo usato per separare la proprietà dal controllo) anche per la maggiore presenza di investitori istituzionali esteri, come fondi di private equity e fondi sovrani riluttanti a scommettere su società con criteri gestionali discutibili. Aumenta anche la presenza delle donne nei board per effetto della legge Golfo-Mosca (in vigore dal 2012) ora al 17% dei posti di consigliere, anche se resta bassa la componente femminile nei ruoli esecutivi. Mentre — rileva uno studio Assonime — è di tre milioni di euro la media delle buonuscite di top manager da società quotate per effetto di dimissioni o licenziamenti. Riguardo alla carta d’identità il numero in rosso è 59, come gli anni (in media) dei consiglieri di amministrazione di casa nostra.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa