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La Consob in campo «Chi gioca al ribasso sia più trasparente»

di Paola Pica

MILANO — Fiato sospeso per la riapertura stamani di Piazza Affari dopo il venerdì choc che ha di fatto ufficializzato l’ingresso dell’Italia nel club dei Paesi a rischio dell’area mediterranea. Almeno agli occhi della grande speculazione internazionale. I grandi «invisibili» capaci di portare i mercati all’inferno. E che però da questa mattina, in Piazza Affari dovranno sottostare a qualche regola in più e prima di tutto «mettere la faccia» sulle operazioni allo scoperto che, lo ha stabilito la Consob ieri sera, non saranno più anonime. Le vendite allo scoperto, cioè senza possedere i titoli oggetto dell’offerta, sono un grande volano di ribasso e si utilizzano proprio quando si scommette sulla discesa dei prezzi. Nel frattempo, la Procura di Roma ha fatto sapere che attende con interesse le posizioni della stessa autorità per eventuali approfondimenti sui crolli di Borsa dei giorni scorsi. Al termine di un lungo fine settimana di riflessioni consultazioni e riunioni, la Consob ha varato un nuovo regime «di trasparenza» anticipando di un anno un regolamento europeo sulla «trasparency» che è previsto entri in vigore nel luglio del 2012. La scelta della Consob guidata da Giuseppe Vegas potrebbe andare incontro alle critiche di chi si aspettava interventi più restrittivi, affidando forse alla Vigilanza il compito di supplire in qualche modo alle molte fragilità di un mercato reso vulnerabile oltre che dai timori di contagio delle crisi del debito dalle turbolenze politiche tutte interne, dagli scandali, dall’indebolimento del ministro dell’ economia Giulio Tremonti ritenuto dagli investitori una figura di riferimento e il garante dei conti pubblici. La Commissione ha deciso invece di non introdurre almeno per ora un divieto tout court di vendita allo scoperto preferendo imporre agli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti a darne comunicazione alla stessa Consob. Le ragioni di questa linea relativamente «light» sono almeno due: la necessità non sparare al primo colpo tutte le cartucce a disposizione (se la tempesta dovesse aggravarsi non ci sarebbero mosse successive da mettere in campo) ed evitare di muovere per primi in Europa su questo fronte offrendo un ulteriore segnale debolezza. C’è poi il fatto che pure ha influito sulla delibera approvata ieri che l’esperienza del divieto di vendita allo scoperto introdotto dopo il crac Lehman Brothers non è considerata tra le più felici e anzi si era rivelata scarsamente efficace, secondo le riflessioni maturate in Commissione. Con le nuove regole, è scritto in una nota, la normativa italiana «viene allineata a quella in vigore nei principali Paesi europei, Germania in primis» . Il provvedimento rafforza i poteri di vigilanza della Consob -si legge ancora -nell’attuale fase di mercato, «caratterizzata da un elevato livello di volatilità nell’andamento delle quotazioni» . Ma in cosa consiste esattamente il nuovo regolamento? Vanno comunicate alla Consob le posizioni «nette corte» relative ai titoli azionari delle società quotate in Italia, quando superino determinate soglie quantitative. Il primo obbligo di comunicazione scatta al raggiungimento di una posizione netta corta uguale o superiore allo 0,2%del capitale della società. Successivamente l’obbligo si attiva per ogni variazione pari o superiore allo 0,1%del capitale. Il provvedimento ha efficacia da oggi e resterà in vigore fino al 9 settembre. Nelmirino degli speculatori che hanno già portato a termine due affondi senza precedenti, con i «flash crash» del 24 giugno e dell’ 8 luglio, ci sono prima di tutto le banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo in testa. Si apre oggi tra l’altro una settimana cruciale per tutto il settore del credito in Europa con la diffusione degli esito degli stress test. Ce n’è abbastanza per sperare nella tenuta degli argini predisposti dal neopresidente Vegas alle prese con un debutto di portata eccezionale.

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