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La Consob detta le regole sui prestiti alle start up

La Consob si prepara a regolamentare il finanziamento delle start up innovative attraverso il crowdfunding. Il termine, ben conosciuto dai naviganti nei socialnetwork ma molto meno dall’indistinta platea dei risparmiatori, designa la variegata realtà di siti web che nel mondo raccolgono soldi sotto forma donazioni, di premi o regali legati a singoli eventi o anche finanziamenti per sottoscrivere il capitale di rischio di piccole iniziative imprenditoriali. È proprio su quest’ultimo fronte che l’autorità di vigilanza italiana sta per muoversi. Entro la fine del mese dovrebbe essere avviata una preconsultazione di mercato sul regolamento attuativo delle norme (decreto “crescita”) approvate a fine anno dal Parlamento per favorire la nascita di «start up innovative».
Il legislatore ha già introdotto alcuni paletti. Le agevolazioni saranno appunto limitate alle giovani imprese con un forte contenuto innovativo, il capitale di rischio potrà essere raccolto attraverso portali web gestiti da intermediari regolamentati (banche o sim) oppure nuovi soggetti autorizzati dalla Consob che ne terrà un elenco. I portali non potranno direttamente detenere le somme raccolte a seguito di un’offerta. Per questo le start up dovranno rivolgersi ad una banca depositaria. Infine le diverse offerte sul web dovranno rispettare norme per tutelare gli investitori. I capitali da raccogliere non potranno eccedere il tetto di 5 milioni sopra il quale scattano le norme sulla sollecitazione al risparmio e l’obbligo di redigere un prospetto informativo. Il compito della Consob, cui il Parlamento da tempo fino al 14 febbraio per redigere il suo regolamento, è quello di dare concreta attuazione a queste disposizioni stabilendo, in particolare: i requisiti professionali e di onorabilità di amministratori e controllanti delle società di gestione dei portali (da costituire sotto forma di spa, srl, accomandita, o coop), le loro regole di condotta e le norme (anche informative) a tutela dei risparmiatori nell’ambito dei “mini collocamenti” azionari. L’authority è alla ricerca di un bilanciamento tra le esigenze di protezione degli investitori e quella di non comprimere eccessivamente la spontaneità e la vitalità “dal basso” delle offerte sul web. Proprio per questo è stato deciso di anticipare la consultazione formale vera e propria con un presondaggio che, appunto, prenderà avvio nelle prossime settimane.
Nel 2011 il crowdfunding ha raccolto nel mondo capitali per 1,5 miliardi di dollari (secondo una ricerca di crowdsourcing.org). In Italia – stima un report dell’Università Cattolica di cui sono autori Ivana Pauis e Daniela Castrataro – il fenomeno è circoscritto a 16 piattaforme più 5 che, nel novembre scorso, risultavano essere in una fase di lancio. Per gran parte però sono assimilabili al modello “a premio” (reward) o donazione . Soltanto un portale (“www.siamosoci.com”) è dedicato alla raccolta di capitale di rischio mentre altri due (“www.smartika.it” e “www.prestiamoci.com”), entrambi vigilati dalla Banca d’Italia, sono attivi nel social lending. Ma proprio in questi settori si raccolgono le maggiori risorse. Su un ammontare totale del crowdfunding italiano stimato in 13,3 milioni, 2 milioni hanno finanziato progetti equity e 10 le offerte di “prestito sociale”.

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