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La Consob ascolta i vertici Saipem

MILANO — Ha ricostruito gli eventi: dalla revisione del budget, alla riunione del consiglio che ha fatto scattare l’allarme, alla conference call con gli analisti che ha provocato, il giorno dopo, un terremoto in Borsa, fino al fatidico accelerate book building di Merrill Lynch. È durato oltre due ore il faccia a faccia dell’amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine, con la Consob. Il manager era stato convocato venerdì dall’autorità di vigilanza per chiarire la dinamica del corto circuito che si è venuto a creare giovedì scorso attorno al titolo della società impiantistica dell’Eni, crollato del 35% per un profit warning lanciato ventiquattr’ore dopo la vendita di un pacchetto del 2,3% di Saipem da parte di Merrill Lynch.
Al principio la successione degli eventi aveva fatto pensare a un colossale caso di insider trading: qualcuno sapeva del profit warning e ha venduto. La Consob si è subito attivata chiamando a Londra i colleghi del Fsa e convocando ieri Vergine per capire. Nel frattempo la pressione sul titolo si è andata attenuando: dopo il rimbalzo di venerdì ieri Saipem, con l’indice in calo del 4,5%, ha recuperato un altro 0,55% L’autorità di vigilanza sarebbe entrata piuttosto in profondità nella vicenda chiedendo informazioni a Vergine sulle procedure interne che hanno portato alla revisione delle stime su utili 2012 e utili e ricavi 2013, sugli elementi che hanno costretto a tagliare i target e sui tempi in cui è avvenuto tutto il procedimento fino alla fatidica conference call in cui sono state comunicate le nuove stime. Vergine, che è diventato amministratore delegato di Saipem a dicembre, in seguito alle dimissioni di Pietro Franco Tali per una vicenda di presunte tangenti su operazioni in Algeria, avrebbe ricostruito la successione degli eventi e spiegato le ragioni che hanno portato a un taglio dei target così drastico.
Al centro dell’incontro ci sarebbe state anche le modalità di diffusione delle informazioni al mercato e il tipo di notizie che sono state fornite. La Consob potrebbe ritenerle non sufficienti. Qualora fosse così gli uffici di Vegas potrebbero chiedere a Vergine un supplemento di informazioni da diffondere poi al mercato. Nei prossimi giorni si capirà meglio se le notizie a corredo del profit warning dovranno o meno essere integrate. Quello di ieri era tuttavia solo il primo passo per cercare di risolvere il giallo. Consob e Fsa intanto starebbero comunque verificando le modalità dell’operazione di vendita gestita da Merrill Lynch.
Sul mercato già nei giorni scorsi era circolata la voce che a vendere fosse stata Blackrock, il più grande gestore di fondi al mondo, titolare di un pacchetto che a novembre era pari a circa il 2,8% di Saipem. Il fondo Usa ha chiesto l’esenzione dalle comunicazioni a Consob sulle partecipazioni rilevanti inferiori al 5% del capitale di una società. E dunque ha un certo margine di movimento.
Consob e Fsa stanno indagando e la pista Blackrock sembrerebbe assumere una certa consistenza. Il fondo americano, tra l’altro, risultava l’unico tra i soci, esclusa l’Eni stessa e Fidelity (che ha smentito di avere venduto), titolare di un pacchetto di azioni Saipem superiore al 2%.

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