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La Consob allunga l’Opas su Ubi per tutelare i piccoli risparmiatori

MILANO — Consob dispone d’ufficio l’estensione dell’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi: due giorni in più sul termine iniziale, che era oggi e slitta a giovedì 30. Una misura inattesa, che l’authority del mercato ha deciso unilateralmente per dar più tempo ai piccoli soci di Ubi e far sì che decidano in un quadro informativo adeguato.
Che il quadro informativo fosse perfettibile, per i clienti-soci che da giorni chiedono lumi alle 1.600 filiali di Ubi, la banca offerente lo sospetta da giorni, avendo depositato due esposti a Consob e Bankitalia a riguardo (e uno l’ha fatto l’Associazione azionisti Ubi). E Consob, prima del blitz di offerta ieri sera, aveva imposto ieri mattina a Ubi di integrare le informazioni sull’Opas nel suo sito, e aggiungere al “calcolatore automatico”, messo in copertina per confrontare la convenienza dell’Opas, due incisi degni di nota e mancanti. Il primo, come si legge in una nota di Ubi chiesta dalla stessa Consob, che in quel calcolo “automatico” «la quotazione dell’azione Ubi riportata nella tabella incorpora, tra l’altro, il premio implicito dell’Opas promossa da Intesa Sanpaolo», e pari al 44,7% tra concambio ai valori del 14 febbraio e ritocco in contanti di 0,57 euro a metà luglio. Il secondo, che «tale quotazione non può costituire di per sé un’aspettativa del futuro andamento del titolo Ubi anche successivamente alla chiusura dell’Opas ». Quando Ubi potrebbe perdere tutta la parte del “premio Intesa”: e un 8,82% ha iniziato a perderlo da ieri, perché (ignari dell’estensione Consob fino a giovedì) l’azione comprata ieri non era già più consegnabile all’Ops in chiusura oggi, quindi sul lato dei compratori sono venuti a mancare arbitraggisti e altri. Secondo stime di mercato, c’è ancora un 5% di piccoli azionisti Ubi (dal 25% circa originario) che non ha consegnato, né ha venduto i titoli agli speculatori.
«Intesa Sanpaolo prende atto della decisione della Consob di prorogare di due giorni il periodo di offerta: ciò è motivato dai comportamenti tenuti da Ubi nei confronti dei suoi azionisti, cui non ha rappresentato con chiarezza tutti gli elementi più rilevanti dell’Opas», ha detto un portavoce di Intesa Sanpaolo. Che ha anche «ribadito la convinzione di poter portare a termine l’offerta con pieno successo, nei tempi e nei modi previsti per un’operazione che rafforzerà il sistema finanziario e l’ economia del Paese».
In base alle adesioni giunte ieri (il 10,82% di Ubi, dato più alto dalla data di avvio del 6 luglio) la quota totale sale al 43,48%. Ma secondo quanto risulta a fonti finanziarie siamo già virtualmente oltre il 52%, perché ieri il fondo Silchester, prima forza in Ubi con l’8,6%, avrebbe fatto sapere a Intesa che consegnerà il pacchetto, finora mai “schierato” e storicamente vicino al management Ubi. La soglia del 50% più un’azione, condizione per l’efficacia dell’Ops, è dunque superata. A questa si aggiungeranno, ma solo all’ultimo giorno, gli arbitraggisti, che hanno in mano si stima un 10-15%. I consulenti di Intesa stimano adesioni finali comunque ben oltre il 66,67%, quota che garantirebbe la maggioranza qualificata a una prossima assemblea straordinaria, per proporre agli azionisti di Ubi l’incorporazione e rispettare i tempi per ottenere la totalità dei 700 milioni l’anno di sinergie stimate, a regime dal 2024.
Un’altra aggregazione in fieri, tra Generali e Cattolica, ha visto ieri pubblicare i patti tra la mutua veronese e il prossimo socio triestino al 24,4%. Le compagnie si sono «impegnate a negoziare in buona fede ed eventualmente concordare operazioni straordinarie», tra Generali e Cattolica o solo sulla futura controllata.

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