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La confisca diventa europea

Confisca a tinte Ue. Possibile per recuperare beni da evasione fiscale, qualunque sia la tassa o l’imposta non pagata. La collaborazione tra le autorità giudiziarie europee include l’esecuzione nei vari stati europei della decisione sulla sottrazione di beni disposta con provvedimento giudiziario. Lo prevede lo schema di decreto legislativo, oggi in consiglio dei ministri, sul riconoscimento intra Ue della confisca. Il provvedimento armonizza le procedure e prevede un modulo standard per chiedere l’intervento delle omologhe autorità europee. Non si potrà, dunque, contare sulla difficoltà burocratiche per tenere al riparo il patrimonio mobiliare e immobiliare. Inoltre l’esecuzione della confisca è incentivata dal fatto che lo stato ne trae un vantaggio, potendo trattenere una percentuale del ricavato.

Esecuzione in Italia

Il decreto si preoccupa di descrivere le garanzie a tutela del confiscato. Innanzitutto la confisca sarà eseguita solo per gravi reati, anche senza verifica della doppia incriminabilità. Rientrano nell’elenco i reati di associazione per delinquere, terrorismo, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale dei bambini e pornografia infantile; traffico di armi e di droga, corruzione e riciclaggio. Se il reato per cui lo stato europeo non è compreso nel lungo elenco, ci vuole la verifica della doppia incriminabilità e cioè la verifica se i fatti sono previsti come reato dalla legge italiana. L’organo che decide sulla richiesta estera di confisca è la corte di appello, che emana la sentenza di riconoscimento e la manda al procuratore generale per l’esecuzione. La Corte di appello potrà rifiutare il riconoscimento e l’esecuzione della decisione di confisca per motivi formali o procedurali. Lo schema di decreto precisa, però, che in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio, il riconoscimento della decisione di confisca non può essere rifiutato in base al fatto che l’ordinamento interno non impone lo stesso tipo di tasse o di imposte o non contiene lo stesso tipo di disciplina in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio della legislazione dello stato di emissione. Contro la sentenza della Corte di appello è possibile il ricorso in cassazione, che ha effetto sospensivo e blocca la confisca. Anche se la Cassazione ha solo 30 giorni per decidere.

Esecuzione all’estero

Il potere di richiedere il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione di confisca all’estero spetta al pubblico ministero, che trasmette gli atti all’autorità competente del diverso stato europeo. Quando non è possibile determinare lo Stato di esecuzione, gli atti sono trasmessi allo stato membro sul cui territorio risiede la persona fisica o giuridica contro la quale è stata emessa la decisione di confisca. Anche se trasmessa all’estero la confisca può anche essere eseguita in Italia.

Uso dei beni

Lo stato è incentivato a eseguire le confische. Se per le somme pari o inferiori a euro 10 mila, l’intero importo è inviato allo stato richiedente, per le somme superiori il 50% rimane in Italia. Nei casi in cui l’esecuzione ha ad oggetto un bene diverso dal denaro e il bene potrà essere venduto e le somme ricavate dalla vendita dei beni saranno ripartite secondo i medesimi criteri. I beni diversi dalle somme di denaro, che non possono essere venduti o trasferiti allo stato di emissione della confisca saranno trasferiti al patrimonio disponibile dello Stato e sono destinati all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. I beni culturali appartenenti al patrimonio culturale nazionale, comunque, rimangono in Italia.

Danni

Chiude il decreto una disposizione sul risarcimento dei danni. Se dall’esecuzione della confisca illegittima derivasse un danno per gli interessati, lo stato italiano indennizzerà gli interessati e poi chiederà la rivalsa allo stato che ha adottato la confisca, a meno che il risarcimento sia dovuto esclusivamente alla condotta dello stato italiano.

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