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La Confindustria perde i pezzi

di Giovanni Bucchi  

Ad aprire le danze ci ha pensato Enrico Bracalente, l'amministratore del colosso d'abbigliamento «Nero Giardini» che fatto le valigie dalla Confindustria marchigiana. «Sono diatribe personali con l'associazione provinciale di Fermo, lo strappo di Marchionne non c'entra nulla» si sono affrettati a dire dai vertici dell'associazione degli industriali.

Sarà pur vero, ma quella fuoriuscita arrivata quasi in concomitanza con la lettera di benservito spedita dall'ad della Fiat Sergio Marchionne alla presidente nazionale dell'associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, ha destato più di qualche sospetto.

Bracalente nelle Marche ha aperto le danze visto che dopo di lui in tanti hanno iniziato a ballare. Le cronache locali riportano infatti l'addio dall'associazione, in questo caso quella provinciale di Fermo, di Luca Monaldi dell'omonimo gruppo alimentare, Giampiero Properzi della Royal Pat e di un big del territorio come Enzo Rossi, titolare del pastificio«La Campofilone». Ma non finisce qui, perché c'è un corredo di altre 20 tra piccole e medie imprese che hanno seguito Bracalente.

Solo un problema dell'associazione provinciale? Può darsi, anche se le proteste di molti imprenditori prendono di mira l'organizzazione nel suo complesso.

Il presidente degli industriali di Fermo, Andrea Santori non ha voluto fare la parte del San Sebastiano affisso al palo e attaccato da tutti. Ha risposto senza fare sconti. «Di fronte a una chiara strategia che ha come obiettivo il discredito dell'associazione, abbiamo deciso di parlare» ha detto, ricordando che il suo direttivo è in carica da soli quattro mesi. «Stiamo lavorando su progetti di ammodernamento e innovazione, come accordi per la gestione di eventi sportivi per la promozione e il marketing delle nostre imprese o la gestione di iniziative per il trasferimento tecnologico delle aziende» ha poi aggiunto per dimostrare quanto di buono fatto in questi primi quattro mesi in sella a un'associazione provinciale con 450 associati e 289 confidi. Il problema, dice chi conosce bene la situazione, sono i circa 30mila euro di quota annuale che un imprenditore come Bracalente farà mancare all'associazione, che non a caso, secondo quanto riporta il dorso locale del Resto del Carlino, sta cercando di associare un altro big come Diego Della Valle, il patron della Tod's fresco di protesta a mezzo stampa (con inserzioni a pagamento) contro l'intera classe politica.

A chi se n'è andato dalla Confindustria di Fermo, e magari adesso si scaglia contro la dirigenza, il presidente Santori non le manda a dire. Nel mirino ci finisce Rossi del pastificio «La Campofilone», accusato dal capo degli industriali di avere un debito di 5mila euro per servizi ottenuti due anni fa. Per fare saldare il conto pare si sia già pronti a ricorrere alle vie legali con tanto di decreto ingiuntivo. «Per quattro imprenditori che se ne sono andati, ne abbiamo una decina rientrati», smorza le polemiche Santori. Paolo Andreani, presidente di Confindustria Marche, prova a fare da pompiere per spegnere l'incendio divampato: «Noi imprenditori dobbiamo essere coesi», dice, «per gli interessi della collettività e delle nostre imprese».


 

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