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La concussione a chi boicotta

Resta punibile come concussione ogni condotta prevaricatrice che il pubblico ufficiale compie abusando della sua qualità o della sua funzione. Esattamente come accade quando il funzionario dell’ente fa ostruzionismo nei confronti dell’azienda che rappresenta il suo interlocutore, cagionando, o anche soltanto paventando, ritardi nei lavori per ottenere una tangente «mascherata» sotto forma di compensi gonfiati a ditte terze: imprese evidentemente «amiche», che di lì a poco gliene rimetteranno buona parte. La condotta di indebita induzione a dare o promettere denaro o altre utilità, invece, va riguardata «in una prospettiva di residualità», tale cioè da comprendere tutto ciò che esula dall’ottica della costrizione. È quanto emerge dalla sentenza 17593/13, pubblicata dalla sesta sezione penale della Cassazione. Ma non è difficile prevedere come prima o poi la questione dell’interpretazione della legge 190/12 finirà alle Sezioni unite della Suprema corte. Bocciato il ricorso dell’imputato: la sua condotta deve essere comunque punita con il reato ex articolo 317 cp, nonostante che la norma più favorevole sia entrata in vigore fra la proposizione e la decisione del ricorso. Il funzionario pubblico in pratica «boicotta» il geologo di fiducia dell’azienda che deve effettuare i sondaggi nel terreno: rinvia la data del d-day, sostiene che la sonda sarebbe inadeguata (e non è vero), offre punti sfavorevoli dove realizzare l’operazione. E i ritardi ricadono sul professionista e quindi sull’impresa. Non c’è dubbio che gli atteggiamenti ostruzionistici del funzionario determinano una conseguenza «contro legge» a carico del soggetto passivo, che è correlata direttamente dall’abuso posto in essere dal funzionario e per nulla riconducibile all’applicazione di una norma giuridica. Sbaglia, osserva il collegio, chi sostiene che la riforma Severino abbia solo «spacchettato» la vecchia concussione, ripartendo fra il vecchio articolo 317 cp e il nuovo articolo 319-quater la perseguibilità delle condotte di costrizione e induzione riconducibili alle norme previgenti. Le due nozioni devono essere riconsiderate. La continuità delle norme penali prima e dopo la riforma, in ogni caso, deve ritenersi comunque assicurata.

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