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La conciliazione segna il passo

di Giovanni Negri

Il meno che si possa dire è che la conciliazione non è partita con il botto. I dati sui primi sei mesi di applicazione del tentativo obbligatorio di mediazione sono eloquenti: 33.808 i procedimenti iscritti (alcuni relativi peraltro a materie che ancora non rientrano nell'obbligatorietà) e 19.388 quelli definiti. Ma, attenzione, questi ultimi sono stati in larghissima parte sì definiti, ma con il fallimento del tentativo. La mediazione non è cioè andata a buon fine quasi nel 70% di quei 19mila procedimenti (per l'esattezza nel 69,38%). Perché? Perché la parte non si è neppure presentata preferendo rimanere contumace.

Si è invece presentata solo nel 30,62% dei casi. Di questo 30% il 52% è andato a buon fine; nel rimanente l'accordo non è stato raggiunto. Morale? Un po' a spanne circa 3.000 sono state le cause che si sono concluse con un'intesa secondo quanto auspicato dal progetto fortemente caldeggiato dal ministero della Giustizia. Un risultato non certo esaltante e forse anche deludente. È vero che i dati sono relativi al periodo 21 marzo-30 settembre, cioè a poco più di 6 mesi di applicazione del nuovo meccanismo. Però gli obiettivi erano certo più ambiziosi. Tanto da fare parlare di oltre 280mila cause interessate. Invece gli stessi procedimenti iscritti sono stati appunto 33.808. Pochi anche qui, pure se mancano all'appello materie a elevato tasso di litigiosità come il condominio e il risarcimento danni da incidente stradale che saranno soggette al tentativo obbligatorio solo dalla primavera del 2012, essendo tramontato il colpo di mano, previsto da una prima versione del maxiemendamento alla legge di stabilità, di anticiparne già a quest'anno il debutto.

L'andamento dei procedimenti iscritti è stato oscillante, passando dal vertice di giugno, con 7.333, ai 2.534 di agosto, per poi risalire a settembre a 6.819. Il valore medio della lite che finisce soggetta alla conciliazione è di 93.000 euro, ma lo scaglione più gettonato è quello tra i 1.000 e i 5.000 euro con il 20,38% delle controversie. Quanto alle materie, quelle più presenti sono i diritti reali e le locazioni. Significativi poi i dati relativi alla presenza dell'avvocato, che si differenziano molto a seconda della parte interessata. Se si tratta del proponente il legale è presente nell'84% dei casi, ma se si tratta invece dell'aderente allora il legale è presente solo nel 20 per cento.

Insomma, le difficoltà sono evidenti, anche se manca ancora la rilevazione sull'effetto deflattivo, di riduzione del totale dei nuovi procedimenti di cognizione iscritti in primo grado. Tentativi di aggiustamento sono già stati fatti, disponendo la penalizzazione della parte contumace, obbligata a pagare una sanzione pari al contributo unificato, ma altri potrebbero ancora essere messi in opera. In attesa dei verdetti della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea (la causa relativa è stata introdotta la scorsa settimana), il nuovo ministro Paola Severino potrebbe riflettere se dare seguito a quella intesa abbozzata dal suo predecessore Angelino Alfano, che prevedeva l'obbligatorietà dell'assistenza legale nel corso di tutto il procedimento di mediazione.

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