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La conciliazione preventiva alla Dtl restringe il campo

La conciliazione preventiva alla direzione territoriale del Lavoro prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo restringe il suo campo di applicazione, dopo le esclusioni previste dal decreto sull’occupazione (Dl 76/2013, convertito dalla legge 99/2013). Resta, invece, ineludibile, per le agenzie di somministrazione, come ha chiarito l’interpello del ministero del Lavoro 27/2013 del 20 settembre.
Le esclusioni
Le modifiche apportate dal Dl 76/2013 alla legge 92/2012 hanno toccato anche l’istituto della conciliazione preventiva, in base all’articolo 7 della legge 604/1966: la procedura deve essere applicata dai datori di lavoro che occupano più di 15 lavoratori, in caso di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, vale a dire per motivi legati all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro. Il nuovo articolato esclude dal campo di applicazione della conciliazione obbligatoria alcune casistiche. Si tratta delle seguenti ipotesi di licenziamento, sulle quali è peraltro intervenuta la circolare del Lavoro 35/2013:
– per superamento del cosiddetto periodo di comporto (in base all’articolo 2110 del Codice Civile), ovvero quello intimato al dipendente che si sia assentato dal lavoro per malattia, per un periodo superiore a quello stabilito dal Ccnl ai fini della conservazione del posto di lavoro;
– licenziamenti conseguenti ai «cambi appalti», quando al licenziamento è seguita l’assunzione presso un altro datore di lavoro, nell’osservanza delle disposizioni previste dai Ccnl finalizzate alla salvaguardia della continuità occupazionale;
– licenziamenti nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.
La somministrazione
L’interpello del ministero del Lavoro 27/2013 ha precisato che la procedura di conciliazione preventiva è obbligatoria anche per le agenzie di somministrazione, dato che la norma è riferita a tutti i datori di lavoro (purché sussistano i requisiti dimensionali). L’articolo 7 della legge 604/1966, dunque, trova applicazione anche quando il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è effettuato da una agenzia, sia quando il dipendente destinatario del recesso (con contratto a tempo indeterminato) è un lavoratore alle dirette dipendenze dell’agenzia, sia quando è inviato in missione nell’ambito di un contratto di somministrazione.
Gli altri chiarimenti
Il Dl 76/2013 è intervenuto anche sui tempi della procedura (si veda l’altro articolo in pagina) e sugli effetti del comportamento delle parti: innanzitutto, trascorso il termine di sette giorni per la trasmissione, da parte della Dtl, della convocazione al datore di lavoro e al lavoratore, il datore di lavoro può validamente comunicare il licenziamento al lavoratore.
La seconda novità si inserisce nel quadro già delineato dalla legge 92/2012, in caso di contenzioso giudiziale: in seguito alle modifiche introdotte dal Dl 76/2013, infatti, il giudice non solo valuta il comportamento complessivo delle parti, desumibile anche dal verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa (per la determinazione dell’indennità risarcitoria prevista dall’articolo 18, settimo comma, della legge 300/1970, e per la quantificazione delle spese legali) ma – in sede di valutazione delle prove – tiene anche conto della mancata presentazione di una o di entrambe le parti al tentativo di conciliazione preventiva.
Per verificare l’obbligatorietà della procedura di conciliazione, il computo dell’organico deve essere depurato dalle tipologie contrattuali escluse per specifiche disposizioni, come i rapporti di apprendistato, i lavoratori somministrati, e così via. Rientrano invece nel conteggio i lavoratori part-time, pro-quota rispetto all’orario normale contrattuale, così come gli intermittenti. Il ministero del Lavoro, peraltro, con la circolare 3/2013, aveva precisato che il calcolo della base numerica – per il rispetto della disposizione – deve essere effettuato tenendo conto della media dei lavoratori occupati negli ultimi sei mesi prima del licenziamento, secondo i consolidati indirizzi della giurisprudenza in materia.

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