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La conciliazione obbligatoria «taglia» i costi

di Andrea Maria Candidi

Liberalizzazione delle tariffe, sanzioni per chi cerca di evitare di sedersi al tavolo della negoziazione, maggiori garanzie sulla professionalità degli arbitri. Insomma, intorno alla mediazione, quale alternativa al giudizio ordinario, si sta costruendo una autentica «operazione convenienza». L'obiettivo è approntare un meccanismo che non faccia rimpiangere nulla della via tradizionale alla composizione delle liti, cioè delle aule di giustizia. Un compito sulla carta non impossibile. Soprattutto quando caratteristica della mediazione (in vigore ormai da oltre un anno e mezzo) è la celerità: i quattro mesi per giungere al verbale di conciliazione, in un giudizio ordinario vengono consumati per depositare appena un paio di memorie.

Eppure non sembra bastare. Si è sognato di code chilometriche di cittadini, finalmente in possesso di uno strumento in grado di "sfornare" giustizia in tempi rapidi, dietro gli sportelli degli organismi di mediazione. E questi ultimi, stando alla corsa che ha fin qui portato più di 500 soggetti a ottenere il nullaosta, oltre a sognarlo ci hanno anche creduto. Ma le cose non stanno così. Perché anche la mediazione prevede, al pari delle procedure in tribunale, la partecipazione di un attore e perlomeno di un convenuto. Che qui si chiamano istante e aderente. Il primo è quello che porta la sua domanda presso uno degli organismi accreditati; il secondo "aderisce" o meno alla chiamata. L'intoppo è proprio in questo triangolo: tu legittimamente mi inviti, io altrettanto legittimamente non mi presento, ci si vede in tribunale.

Già la formulazione originaria (disegnata con il Dlgs 28/2010, in attuazione del capitolo "deleghe" della legge 69/2009, il calderone che conteneva anche la riforma del processo civile oltre ai paletti per il recente riordino dei riti) tentava di spezzare questo loop. Innanzitutto prevedendo, per alcune materie, il passaggio dal mediatore quale «condizione di procedibilità». Un filtro prima del giudizio ordinario, al quale non si può accedere se non dopo aver tentato la via dell'accordo stragiudiziale. Tutte le liti che trovano composizione in questo modo, escono dal girone dantesco della giustizia ordinaria. Un obiettivo mica da ridere, ma fin da subito si è capito che solo l'obbligo – non ancora definitivamente compiuto, perché per le centinaia di migliaia di litigi con i vicini di casa e di controversie in materia di rc auto scatterà dal prossimo marzo – non sarebbe bastato. Così, oltre ai benefici fiscali che non fanno mai male, è stato infilato pure qualche piccolo espediente per rendere la fuga dalla mediazione più rischiosa. Ad esempio, si è detto che della mancata partecipazione senza giustificato motivo il giudice ne tiene conto nel successivo giudizio. Si è ostacolato il rifiuto alla proposta del mediatore facendo leva sul portafogli, mettendo cioè in gioco le spese processuali: nel caso in cui l'eventuale giudizio ordinario si chiuda con lo stesso risultato proposto dall'arbitro, il vincitore che ha detto no al mediatore paga le spese anche per chi ha perso. Insomma, una "sanzione" per la sterile messa in moto della macchina ordinaria.

A questo apparato di base il legislatore ha aggiunto altri tasselli – contenuti nel Dm 145/2011 e nella legge 148/2011, spiegati nelle pagine di questo dossier – per tentare di rendere più appetibile il piatto della mediazione e meno vantaggioso il ricorso al giudice ordinario. Innanzitutto i costi. Recenti ritocchi al regolamento ministeriale – il Dm 180/2010 – hanno cancellato alcune irrazionalità della disciplina e hanno anche abbassato i costi. Ad esempio, nelle procedure in contumacia – quando nessuna delle controparti si presenta – l'indennità per l'organismo va ridotta a 40 euro per le cause fino a mille euro di valore e a 50 euro per le altre (prima era prevista la riduzione di un terzo degli importi). È poi concessa agli organismi di mediazione la possibilità di derogare ai minimi tabellari fissati dal ministero.

Più onerosa diventa la mancata partecipazione alla mediazione nelle controversie per cui c'è l'obbligo: il giudice «condanna» a versare una somma pari al contributo unificato (la tassa di accesso alla giustizia) previsto per quel tipo di causa. E infine ce n'è anche per i mediatori. Accusato il legislatore di essere stato troppo morbido, quanto a requisiti professionali, si è modificata la parte del tirocinio, con l'obbligo per le matricole di partecipare a venti mediazioni. Stesso discorso anche per l'aggiornamento biennale dei veterani.
 

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