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La comunicazione si sdoppia

Piena autonomia per la comunicazione all’Agenzia delle entrate per i finanziamenti e le capitalizzazioni effettuate dai soci alla società rispetto alla comunicazione dei beni utilizzati. L’adempimento, infatti, potrà riguardare congiuntamente entrambe le fattispecie oppure, con tutti i limiti introdotti con i nuovi provvedimenti, alternativamente uno dei due. Resta da definire, ai fini dell’obbligo, il concetto di gruppo per quanto concerne i beni mentre, di fatto, viene eliminato qualunque dubbio in merito alla sanzionabilità dell’omessa comunicazione che, in ogni caso, non rappresenta il problema prioritario della norma. Sono ulteriori spunti tratti dalla lettura dei provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate (Prot. n. 2013/94902 e Prot. n. 2013/94904) che hanno regolato, in modo decisamente più semplice rispetto a quanto inizialmente previsto, gli obblighi di comunicazione all’anagrafe tributaria dei beni utilizzati dai soci a titolo personale nonché dei finanziamenti e degli apporti effettuati a favore della società (si veda ItaliaOggi del 6 agosto).

Sdoppiamento della comunicazione. Il punto delicato, indubbiamente, era rappresentato dall’obbligo, non emergente in modo così chiaro dal dettato normativo, della comunicazione rispetto all’ipotesi del socio che ha solo finanziato o effettuato apporti alla società senza però utilizzare a titolo personale i beni della società stessa. Il fatto che i provvedimenti siano due elimina ogni dubbio sulla volontà dell’Agenzia delle entrate di conoscere i dati, congiuntamente o anche in modo disgiunto. Di fatto, anche il socio che non ha alcun bene a disposizione, dovrà provvedere (ovvero sarà la società stessa a provvedere) a effettuare l’apposita comunicazione all’anagrafe tributaria in merito ai finanziamenti e alle capitalizzazioni effettuate nell’anno, a partire da quelle del 2012.

In tale contesto viene meno l’opinabile indicazione fornita dall’amministrazione finanziaria in sede di risposta ai quesiti di ItaliaOggi già nel 2012, in relazione alla quale dovevano formare oggetto di comunicazione tutti i finanziamenti esistenti anche se effettuati molti anni prima. Posto che la logica sottesa a tale dato è quella del redditometro, la conoscenza di questi dati riguarda, intanto, le somme affluite alla società nel corso del 2012 (si veda altro articolo in pagina). Come già osservato a commento del provvedimento, per quanto concerne i dati di finanziamenti e versamenti in ogni caso non andranno comunicati quelli già conosciuti dall’Agenzia delle entrate il che, evidentemente, restringe di molto il campo applicativo della comunicazione. Peraltro, si potrebbe anche osservare come anche la semplice causale del trasferimento bancario viene rilevata e trasmessa dagli intermediari al sistema di anagrafe tributaria, ma questo non pare contemplato nell’ambito degli esoneri. Il fatto che la comunicazione sia nella sostanza sdoppiata dovrebbe risolvere in radice il problema della sanzionabilità in caso di mancato invio nel senso che, una volta previsto l’obbligo, la sanzione anche nel caso di omesso invio con soli finanziamenti da comunicare dovrebbe attestarsi sull’importo di 258 euro. Non sarebbe comunque il problema più rilevante in considerazione del fatto che le movimentazioni finanziarie sono richieste al fine di attivare i controlli legati all’applicazione del redditometro.

In concreto, comunque, le situazioni che potrebbero verificarsi sono tre:

– socio che ha a disposizione il bene della società;

– socio che ha effettuato finanziamento o apporto;

– socio in capo al quale si sono verificate entrambe le fattispecie.

Posto che il modello per la comunicazione è comunque identico, è evidente come i dati da comunicare variano in relazione alla situazione di fatto oggetto di comunicazione.

Ambito soggettivo. L’ambito soggettivo della comunicazione riguarda, essenzialmente, i soci e i familiari dei soci. Leggendo il tracciato record del modello emergono due punti che meriterebbero comunque un chiarimento definitivo. La richiesta che viene formulata riguarda i soci in quanto tali, e tale ipotesi comprenderebbe nell’obbligo di comunicazione anche, per esempio, società socie di altre società senza che però ovviamente vi sia nessuna ricaduta in termini di redditi diversi a meno che il socio non sia una società semplice, esclusa ma come concedente il bene. In linea di principio, però, sembra questa una ipotesi non compresa nell’obbligo in quanto potrebbe servire, unicamente, per definire una ipotetica congruità di un canone corrisposto da una società all’altra. In secondo luogo, dovrà essere valutato nell’ambito della comunicazione il concetto di gruppo che, probabilmente, dovrà intendersi come riferito alle disposizioni di natura civilistica più che a quelle di natura fiscale quali, per esempio, quelle che regolano la tassazione di gruppo ai sensi degli articoli 117 e seguenti del Testo unico. In questo modo, infatti, potrebbero sfuggire delle situazioni nelle quali invece l’amministrazione potrebbe avere interesse a conoscere l’utilizzo di un bene da parte di una persona fisica in capo alla quale si configura reddito diverso soggetto a Irpef.

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