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La Commissione:“Situazione economica deteriorata”. Accordo lontano Polemiche su proposta Fmi che parla di ristrutturazione del debito

La tragedia greca torna a mandare in tilt i mercati europei. «Fmi e Ue sono in disaccordo tra di loro e ci pongono troppe condizioni. Oggi come oggi un’intesa è impossibile », ha detto ieri un portavoce del Governo di Atene. L’Eurogruppo di lunedì prossimo ben difficilmente porterà a un accordo definitivo e il rischio di un’uscita della Grecia dall’euro ha affossato ieri Borse e bond: Piazza Affari ha perso il 2,8%, in una giornata difficilissima per tutti i listini continentali. A poco sono serviti i richiami della Casa Bianca: «La moneta unica deve restare intatta», ha detto lo staff di Barack Obama. I mercato hanno meno fiducia e lo spread tra Btp e Bund è risalito da 108 a 129 punti, con i rendimenti dei nostri decennali all’1,79%.

I colloqui telefonici di Alexis Tsipras con Angela Merkel e Christine Lagarde di lunedì non paiono aver dato frutti: «L’incontro tra ministri delle finanze dell’11 prenderà atto dei progressi dei negoziati ma non ratificherà alcun accordo», ha detto con realismo Yanis Varoufakis dopo aver incontrato l’omologo francese Michel Sapin e il Commissario Pierre Moscovici. Il problema è che il 12 maggio il governo ellenico deve rimborsare un prestito di 760 milioni dell’Fmi e visto lo stato delle casse pubbliche (vuote) avrà molta difficoltà a onorare i suoi impegni. «Il nostro obiettivo rimane quello di arrivare a un compromesso a 360 gradi entro fine mese», hanno ribadito ieri fonti elleniche.
La speranza di Atene è che un filo d’ossigeno — in attesa di sbloccare l’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi — arrivi dalla Bce. Ieri il vicepremier Yannis Dragasakis e il nuovo capo- negoziatore Euclid Tsakalotos hanno incontrato a Francoforte Mario Draghi per provare a convincerlo ad allargare i cordoni della borsa. Le trattative procedono, dicono, presto come segno di buona volontà potrebbero essere sbloccate la vendita del Pireo e degli aeroporti. E l’Eurotower potrebbe alzare il tetto imposto alle banche domestiche sugli investimenti in titoli di stato greci. Non sarà facile. Anche perché i falchi della Bce potrebbero addirittura proporre oggi una decisione opposta, riducendo la capacità di finanziamento del credito ellenico.
Il Paese, dicono i sondaggi, vuole un accordo a tutti i costi, anche se fosse accompagnato da nuove misure d’austerità. La sinistra radicale di Syriza però non pare della stessa idea e Tsipras deve tener conto dei suoi voti, decisivi in Parlamento. Non solo. Oltre alle possibili divisioni interne, deve fare i conti ora con quelle tra i creditori. Il Financial Times ha scritto di uno scontro all’ultimo Eurogruppo di Riga tra Fmi e Ue. Poul Thomsen, ex capo della Troika ad Atene e uomo di Washington. avrebbe minacciato di sospendere i finanziamenti se Bruxelles non deciderà una ristrutturazione del debito greco (come chiede Tsipras), ormai insostenibile. Decisione inaccettabile per i duri del nord. Wolfgang Schaeuble ha parzialmente ridimensionato le richieste dell’Fmi. «Non abbiamo spinto per nessuna riduzione su larga scala dell’esposizione di Atene», ha precisato in serata il Fondo. L’orizzonte però, invece che rasserenarsi, si fa sempre più scuro e a fare le spese è l’economia del paese. La disoccupazione, dicono in Grecia, avrebbe ripreso a crescere, lo Stato in crisi di liquidità non paga i fornitori e le banche non fanno credito. «Non vorremmo trovarci a un punto in cui dovremo decidere se pagare gli stipendi o i debiti», continuano a ripetere al quartier generale di Syriza. Quel momento, forse, è vicinissimo.
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