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La Commissione Ue si prepara all’hard Brexit

La Commissione Ue si prepara all’hard Brexit. La Commissione spinge verso adeguamenti tecnici per trasporti, pesca e bilancio dell’Ue per il 2020, in vista di una possibile uscita del Regno Unito senza un accordo. A otto settimane dal divorzio del Regno Unito dall’Ue del 31 ottobre 2019, aumenta l’incertezza all’interno del Regno Unito circa la ratifica dell’accordo di uscita, spingendo così la Commissione ad esortare tutti gli interessati europei a prepararsi per un’uscita senza accordo nuovamente, nella sesta comunicazione sui preparativi per la Brexit pubblicata ieri. Inoltre, la Commissione europea ha pubblicato ieri una lista di controllo dettagliata per aiutare le imprese europee che commerciano con il Regno Unito ad ultimare i preparativi in caso di hard Brexit. Al fine di ridurre al minimo le perturbazioni degli scambi commerciali, tutte le parti coinvolte nelle catene di approvvigionamento con il Regno Unito devono essere consapevoli delle loro responsabilità e delle necessarie formalità nel commercio transfrontaliero.

In caso di uscita senza accordo il Regno Unito diventerà un paese terzo senza che intervenga un regime transitorio per regolarizzare i rapporti con l’Unione. Per questo motivo, in parallelo con la lista dettagliata, la Commissione ha proposto, ieri, al Parlamento europeo e al Consiglio di apportare adeguamenti tecnici mirati alla durata delle misure di emergenza dell’Ue in caso di mancato accordo nel settore dei trasporti (per i collegamenti di base per il trasporto di merci su strada e di passeggeri su strada e per la connettività di base del trasporto aereo); di riprodurre nel 2020 le attuali misure disposizioni di emergenza per il settore della pesca per il 2019 (per concedere ai pescatori dell’Ue e del Regno Unito l’accesso reciproco alle rispettive acque nel 2020) e per l’eventuale partecipazione del Regno Unito al bilancio dell’Ue per il 2020.

Scambi commerciali. Dal 1° novembre, le merci del Regno Unito che entrano nell’Ue saranno soggette a dazi doganali e le merci dell’Ue potrebbero essere soggette a dazi doganali nel Regno Unito. Le tariffe medie dell’Ue sono circa del 2,7% per i prodotti non agricoli importati nell’Unione e dell’8,1% per i prodotti agricoli. Ad esempio, i prodotti lattiero-caseari sono tassati in media al 44,8%, carne al 17,8%, pesce all’11,4%, vestiti all’11,5% e automobili al 10%. Gli operatori economici europei dovrebbero valutare le loro catene di approvvigionamento e garantire che i loro piani aziendali tengano conto dell’applicazione di tali dazi doganali. Inoltre, gli Stati membri addebiteranno l’Iva all’importazione di merci che entrano nell’Ue dal Regno Unito. Materiali, parti e componenti prodotte nel Regno Unito ed incorporate in beni europei non saranno più qualificati come «originati» in Ue. Pertanto, gli operatori europei dovranno verificare se i prodotti hanno un «contenuto Ue» sufficiente, in base alle «regole di origine», per l’applicazione dell’aliquota tariffaria preferenziale ai sensi degli accordi di libero scambio con i Paesi terzi. Inoltre, la Commissione ha sottolineato la necessità per l’industria in aree sensibili quali medicinali, dispositivi medici e prodotti chimici di preparasi, verificando il rispetto delle norme europee per poter immettere i prodotti nel mercato Ue dal 1° novembre. Attraverso la «checklist», la Commissione, inoltre, esorta tutti gli operatori dell’Ue che effettueranno scambi con o trasportando merci da e verso il Regno Unito di tener conto della necessità di controlli e procedure doganali e sanitari e fitosanitari, nonché delle sfide logistiche che ci si possono aspettare nella nuovo contesto giuridico attorno ai valichi di frontiera da e verso il Regno Unito. Per quanto riguarda le procedure doganali, il numero Eori rilasciato dalle autorità doganali del Regno Unito, nonché le decisioni doganali emesse dalle autorità britanniche nel contesto del diritto doganale dell’Ue (quali autorizzazioni, informazioni tariffarie vincolanti e informazioni di origine vincolanti) non saranno più validi nell’Ue. Inoltre, i divieti e le restrizioni per le importazioni da paesi terzi e le esportazioni verso paesi terzi si applicheranno nei confronti del Regno Unito.

Fondi europei. Tra le varie richieste presentate al Parlamento europeo ed al consiglio, la Commissione europea ha, inoltre, proposto di mettere a disposizione il Fondo europeo di solidarietà e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per sostenere le imprese, i lavoratori e gli Stati membri più colpiti a seguito di un’uscita senza accordo. Tuttavia, queste proposte devono essere approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

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