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La Commissione Ue frena sul piano Monti anti-spread

Il quartetto dei grandi Paesi dell’eurozona discuterà domani a Roma tra le altre cose la proposta italiana, presentata al G-20 di Los Cabos, di utilizzare (almeno in parte) le risorse dei due fondi salva-Stati europei per acquistare titoli del debito pubblico italiano e spagnolo e quindi ridurne i rendimenti, che per la Spagna hanno superato questa settimana il 7 percento. L’idea, che ha ricevuto un appoggio di principio da parte della Francia, non ha ancora avuto il decisivo assenso della Germania, mentre la Commissione europea è stata fredda.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha parlato a Los Cabos della necessità di «stabilizzare i costi di finanziamento, soprattutto per quei Paesi che rispettano gli obiettivi di riforma» e ha tenuto a distinguere l’iniziativa dai salvataggi a favore di Grecia, Irlanda e Portogallo.
Il presidente francese, François Hollande, è stato il primo a rivelare che la proposta italiana sarà oggetto di discussione domani a Roma all’incontro che Monti e Hollande stesso avranno con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, in vista del vertice europeo della prossima settimana.
«Paesi virtuosi come l’Italia – ha detto Hollande, per il quale i rendimenti sul debito italiano e spagnolo sono “inaccettabili” – non possono avere tassi come Paesi che non hanno compiuto gli stessi sforzi». Il presidente francese ha parlato di utilizzare i due fondi «al momento giusto e nella giusta dose». Una fonte della delegazione tedesca a Los Cabos, dove si è svolto il G-20, ha detto che al vertice «non c’è stata una discussione su iniziative concrete» in questo senso.
La Banca centrale europea ha acquistato negli scorsi mesi debito pubblico di numerosi paesi con l’obiettivo di garantire una corretta trasmissione della politica monetaria, ma nelle ultime 14 settimane non ha più effettuato acquisti. Almeno sulla carta il compito è stato demandato all’Efsf, che ha ancora in cassa 240 miliardi di euro dopo tre salvataggi sovrani, e all’Esm, che avrà una dotazione di 500 miliardi di euro. Ambedue possono acquistare titoli pubblici, sia sul mercato primario, sia su quello secondario. Le operazioni sono soggette a un parere della stessa Bce.
Parlando ieri al Financial Times, Bernard Coeuré, un membro del comitato esecutivo della Bce, ha dato il suo sostegno all’uso dell’Efsf o dell’Esm, dicendosi sorpreso del fatto che finora nessun paese abbia approfitttato di questa soluzione e parlando in questo senso di «mistero». Coeuré ha ammesso che la situazione italiana e spagnola sui mercati è «molto pesante».
Dal canto suo, la signora Merkel ha definito la discussione sull’uso due fondi «puramente teorica». Un portavoce della Cancelleria, Georg Streiter, ha ricordato che l’uso del denaro dei fondi salva-Stati è sottoposto a condizioni precise.
Anche da Bruxelles, la reazione è curiosamente fredda. Il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn ha definito l’idea di acquistare titoli di stato sui mercati «paracetamolo finanziario», sottolineando la necessità secondo i trattati dell’Esm e dell’Efsf di sottoporre gli acquisti a specifiche condizioni.
Il governo Monti conosce alla perfezione i due testi, tanto da aver respinto finora l’ipotesi di chiedere aiuto formale all’Unione europea diventando un paese sotto programma.
Non si può escludere che l’Italia abbia in mente uno schema più ampio di quello che è rimbalzato pubblicamente ieri tra Los Cabos e Bruxelles, anche perché la potenza di fuoco dei due fondi è limitata. Ciò potrebbe spiegare l’atteggiamento cauto sia del Governo tedesco che della Commissione europea, preoccupati forse da soluzioni non perfettamente in linea con quelle previste dai diversi trattati. Questa settimana interpellato sulla possibilità che gli acquisti fossero effettuati dall’Esm o dall’Efsf il ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero è stato vago, parlando in generale di istituzioni finanziarie.

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