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La collaborazione si fa in quattro arruola le co.co.pro. con Iva

La collaborazione si fa in quattro. Non solo co.co.co., mini co.co.co. e lavoro a progetto (ossia le co.co.pro.), ma anche le «co.co.pro. con partita Iva». A stabilirlo, tra l’altro, il provvedimento di riforma del lavoro che giovedì ha ottenuto la fiducia in senato. Le nuove disposizioni in materia di collaborazioni riscrivono l’area della parasubordinazione e hanno la dichiarata finalità di limitare la cosiddetta flessibilità «cattiva». Le nuove regole sono introdotte nel corpo normativo di disciplina delle co.co.pro (dlgs n. 276/2003) e avranno effetto per i contratti stipulati dopo l’entrata in vigore del ddl di riforma del mercato del lavoro.

Una prima novità consiste in una giustificazione più incisiva e delimitativa dei rapporti di co.co.co. Infatti per la loro legittimità «devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente»; il progetto, inoltre, «deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente». È evidente il cambio di passo rispetto all’odierna disciplina. Infatti, mentre oggi le co.co.pro. possono riguardare praticamente ogni tipo di attività lavorativa, avendo quale base per la legittimazione la natura delle prestazioni (che devono risultare autonome, senza vincolo temporale e coordinate con il committente), nel futuro, fermo restando queste caratteristiche in ordine alla natura delle prestazioni, sarà necessario anche la presenza di un «progetto specifico e funzionalmente collegato a un determinato risultato finale». La nuova disciplina incide pure sul regime sanzionatorio, con interpretazione della vigente sanzione della conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Viene chiarito, in particolare, che costituisce elemento essenziale di validità della co.co.co. «l’individuazione di uno specifico progetto»; e che, in mancanza di esso, c’è la predetta conversione in rapporto subordinato.

Altra novità, infine, riguarda la cosiddetta stretta sulle «false partite Iva». Le prestazioni del titolare di partita Iva sono considerate rapporti di co.co.co.» salvo prova contraria del committente, quando ricorrano almeno due di questi presupposti: collaborazione oltre gli otto mesi in un anno solare; corrispettivo costituente più dell’80% dei corrispettivi totali del collaboratore nell’arco dello stesso anno solare; postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Quando il «rapporto di lavoro autonomo con partita Iva» dovesse essere ritenuto «co.co.co.» sarà necessario, per la sua legittimità, la presenza di uno specifico progetto; se manca, scatta la sanzione della conversione in rapporto subordinato.

Se il progetto sussiste (magari perché è stato previsto in origine), nonostante la presenza della partita Iva, al lavoratore si applicherà la disciplina del lavoro a progetto, inclusa la ripartizione dell’onere Inps (le nuove «co.co.pro. con partita Iva»).

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