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La classifica delle aziende più ambite Ecco dove lavorare per vivere bene

Sono tutti d’accordo: dopo la pandemia il mercato del lavoro è ripartito forte. Ma l’attenzione si rivolge alla qualità di quei posti e al benessere garantito: come sono i piani di welfare offerti ai collaboratori? Qual è il bilanciamento della vita tra ufficio e casa? Insomma, com’è il clima che si respira dentro le aziende nella stagione del post Covid? Una risposta arriva dall’Italy’s Best Employers, il sondaggio realizzato da Statista, piattaforma digitale che raccoglie ed elabora dati economici. I risultati saranno pubblicati su Buone Notizie in edicola gratis domani con il Corriere della Sera e sul sito all’indirizzo www.corriere.it/buone-notizie/aziende-top-dove-lavorare.

La graduatoria ha messo in fila 400 aziende, tra medie imprese e multinazionali, e un pezzo del settore pubblico (ospedali, università, centri di ricerca). La modalità è semplice: Statista ha interrogato decine di migliaia di lavoratori su base volontaria con domande sulla propria azienda o su altre realtà attive nello stesso comparto. Ne è uscito un voto in modalità pagella scolastica che ha così permesso la costruzione di una classifica generale e di altre venti definite suddividendo queste 400 realtà per categorie economiche.

Welfare

I piani di welfare offerti dalle società

sono sempre più flessibili

Molte realtà hanno introdotto sostegni contro il disagio psicologico

Ciò che più interessa sono i meriti che hanno spinto le imprese nella classifica a partire dai piani di welfare aziendali che sono sempre più flessibili, dove ai collaboratori è riconosciuto un credito personale a cui viene aggiunto un contributo per la famiglia, modulato a seconda del numero e dell’età dei figli. E la tendenza che emerge è di una ancora maggiore personalizzazione di questi piani, sempre più costruiti attraverso dialogo e condivisione con i lavoratori. Sicuramente poi il lockdown e il lavoro da remoto hanno alzato il livello di disagio psicologico, e anche su questo molte aziende hanno avviato iniziative di sostegno e nuovi modelli organizzativi. Conferma Gabriele Gabrielli, docente alla Luiss di Confindustria nei corsi di Organizzazione e gestione delle risorse umane e People management: «Dopo il grande disorientamento di un anno fa, oggi c’è maggiore consapevolezza ma anche prudenza nel disegnare nuove configurazioni organizzative. La verità è che nessuno sa bene che cosa vogliono i lavoratori. Quali aspettative hanno, quale senso cercano dal proprio lavoro? Il vecchio modello più soldi e più benefit non sembra in grado di convincere, per esempio, i giovani talenti che hanno bisogno di altro». Che cosa manca? «Non bastano più aspetti come la solidità finanziaria o le prospettive di carriera. Per trattenere persone valide oggi le imprese devono offrire garanzie sul bilanciamento tra vita e lavoro», spiega Marco Ceresa, numero uno di Randstad Italia Agenzia per il lavoro. Il benessere, (quasi) prima di tutto.

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