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La classifica dei big italiani Enel ha sorpassato l’Eni

L’Enel, complice il calo del prezzo del petrolio, supera l’Eni e sale al secondo posto tra i big italiani per fatturato (73,95 miliardi nel 2015), ma di fatto diventa il primo gruppo del Paese visto che Exor, la capogruppo della famiglia Agnelli confermata per il secondo anno consecutivo al primo posto, a inizio settembre ha deciso di trasferire la sede sociale e il domicilio fiscale in Olanda e perciò dall’anno prossimo uscirà dalla ricerca. Il sorpasso della società guidata da Francesco Starace, al secondo posto anche per debiti finanziari (52,8 miliardi), ma prima per utili (2,2 miliardi), è una delle novità del rapporto sulle principali società italiane a cura dell’Ufficio Studi Mediobanca analizzando i bilanci 2015, giunto alla sua 51esima edizione.

Il ritorno di Leonardo Del Vecchio fa guadagnare 4 posti a Luxottica (sale all’11°), un balzo simile a quello della Parmalat, che entra nella top 20 (al 18° posto). Da notare che tra le 20 aziende più grandi, 7 sono pubbliche e 11 quotate in Borsa. Ma il pubblico non vince solo per dimensioni: tra i 10 campioni dell’utile, ben sei sono imprese pubbliche, Enel, Snam, Terna, Poste, Finmeccanica e Ferrovie dello Stato, con 5.517 miliardi di profitti totali a fronte di 3.948 miliardi di profitti privati raccolti da Edizione, Luxottica, Lavazza ed Exor. Mentre l’Eni, sempre per colpa del petrolio, registra la peggior perdita consolidata del campione.

Exor è il primo datore di lavoro con oltre 303 mila addetti, seguita dalla Poste, con 143.700 dipendenti e Luxottica (quasi 79 mila).

Esselunga, in questi giorni sotto i riflettori, negli ultimi 10 anni ha incassato 2,2 miliardi di utili totali, quasi raddoppiando i ricavi (+46% a 7,19 miliardi) con un aumento del 35% dei dipendenti .

Le società medie più dinamiche sono a Nord Est, e guardano soprattutto all’estero. Come la mantovana A&T, che costruisce piscine (ricavi in crescita del 30,4% a 76 milioni nel 2015). O come Moleskine, che ricava all’estero il 91,5% delle vendite cresciute del 29,8% a oltre 128 milioni 10 milioni l’anno scorso. O la romagnola Indel B che produce minibar e accessori per hotel come cassaforti e tv (+22% a 93 milioni).

Lo studio Mediobanca conferma il «paradosso italiano» di un sistema bancario sempre più liquido e capitalizzato, ma che non eroga credito. Nel 2015 la liquidità del sistema «è cresciuta di 3,9 miliardi (+24,2%), salendo a 20 miliardi» mentre i crediti alla clientela (imprese e famiglie) sono pari a 1.437 miliardi, in calo di 15,4 miliardi (-1,1%). E il trend ad oggi non sarebbe cambiato. Continua anche il calo della forza lavoro, scesa nel complesso dello 0,6%, con una perdita di quasi 1.900 posti. La riduzione della forza lavoro allo sportello si aggiunge a quella dei 7 anni precedenti, che hanno registrato un taglio occupazionale di oltre 27 mila unità, in larga parte dovuto all’incentivazione all’esodo. In particolare nel 2015 hanno chiuso quasi 850 sportelli (-2,9%) .

Giuliana Ferraino

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