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La «city» milanese nell’area dell’Expo

Può non sembrare semplice porsi all’altezza della «rivale» di sempre UniCredit e della sua sede che ruota attorno al complesso milanese di piazza Gae Aulenti, ma un’idea su come fare Intesa Sanpaolo ce l’ha, e l’ha resa nota ieri nel corso della presentazione del piano d’impresa 2018-2021. «Vogliamo lavorare su molti immobili in cui oggi sono presenti i nostri dipendenti per accorparli in una zona che sia l’area Expo o una di quelle aree limitrofe per creare una cittadella sul modello Santander», ha detto ieri l’amministratore delegato, Carlo Messina, rispondendo a una precisa domanda posta dalla platea e facendo in questo modo sollevare più di un sopracciglio fra gli stessi presenti.
Il progetto relativo alla creazione di una nuova sede a Milano, definita «Isp City», volta a ottimizzare la produttività grazie all’accentramento della direzione in un’unica sede e all’ottimizzazione dei tempi di collegamento di questa con il centro direzionale di Torino (raggiungibile in appena 30 minuti con un treno ad alta velocità), aveva del resto fatto mostra di sé qualche ora prima in una delle cartelle che accompagnavano il Piano di impresa in relazione alla riduzione dei costi (uno dei temi chiave di Intesa Sanpaolo) e alla semplificazione del modello operativo: un piano che prevede fra l’altro il passaggio accelerato allo smart working per i dipendenti come fattore chiave.
Riguardo al progetto cittadella in sé, Messina ha che spiegato che si intende «gettare le basi già quest’anno per permettere lo sviluppo nel 2019-2020», mentre nel caso specifico di area Expo l’a.d. ha ricordato di avere «già un’opzione per sviluppare iniziative».
Più in generale, l’istituto di credito intende procedere a un’ottimizzazione degli immobili detenuti in Italia anche attraverso la dismissione degli spazi inutilizzati. Un’attività, quella relativa alle possibili cessioni, che secondo quanto poi confermato dallo stesso Messina «riguarda immobili che hanno un fair value compreso fra uno e 1,5 miliardi di euro». La razionalizzazione delle strutture di sede e delle filiali dovrebbe inoltre ridurre il costo relativo agli immobili del 19% a 409 milioni entro il 2021: sarebbero risparmi ulteriori per raggiungere l’obiettivo sbandierato di diventare numero uno in Europa.

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